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venerdì 3 agosto 2012

I Grandi del Jazz: 02 - Louis Armstrong





Nasce a New Orleans nel 1901 e muore a New York nel 1971.





Grande personaggio, carismatico e innovativo, al suo talento ed alla sua personalità si deve molta della popolarità del jazz, che esce dai confini americani per diventare un genere musicale amato in tutto il mondo.

Il soprannome Satchmo è un diminutivo per Satchelmouth, riferimento scherzoso alla sua grande bocca.
Gli amici e i colleghi musicisti lo chiamavano solitamente Pops, che è anche il modo con cui Armstrong li chiamava a sua volta.

Il modo di suonare di Armstrong è pieno di melodie originali ispirate e gioiose, sbalzi creativi, ritmi trascinanti e ritmi rilassati, la sua bravura è rifinita da una pratica costante, uno studio continuo con il quale estese le gamme, i toni e le possibilità tecniche della tromba.





Armstrong crea il ruolo del solista jazz, trasforma una musica popolare collettiva in una forma d'arte capace di offrire enorme spazio all'espressione individuale.

Grande innovatore, sperimenta la sua voce e la inserisce in un modo
diverso, utilizzandola come un altro strumento.





Inizia a suonare giovanissimo la cornetta nelle bande cittadine e sui battelli di New Orleans che facevano la spola lungo il Mississipipi.
Nel 22 Armstrong lascia la città e si trasferisce a Chicago per unirsi alla Creole Jazz Band di Joe King Oliver.
Nei primi anni 20 la band di Oliver era la più importante di Chicago, in un periodo in cui Chicago stessa era il centro del jazz.

Nel 1923 incide i suoi primi dischi suonando come secondo cornetto nella band di Oliver, inclusi alcuni assoli.



Nel 24 Armstrong parte per New York chiamato da Fletcher Hendertson.
Passa così definitivamente alla tromba, per armonizzarsi meglio con gli altri musicisti della sezione dei fiati.


In questo periodo incide diversi brani sempre arrangiati dal suo vecchio amico, il pianista Clarence Williams, anch'egli originario di New Orleans.

In queste prime registrazioni, eseguite sempre con piccole band, lo troviamo a duettare con uno dei suoi pochi degni rivali in termini di talento e tecnica, Sidney Bechet.

Torna a Chicago nel 25 e inizia a incidere a proprio nome con i suoi famosi complessi Hot Five e Hot Seven brani famosi come Potato Head Blues, Muggles (riferita alla marijuana) e West End Blues, brani che diverrano lo standard del jazz per molti anni a venire.

Nel 43 si stabilisce definitivamente a New York.







Nei trent'anni successivi, Armstrong si esibirà per oltre trecento serate l'anno.
La maggior parte dei concerti con una piccola band stabile, gli All Stars, di cui facevano parte Barney Bigard, Earl Hines e Barret Deems.







Durante la sua lunga carriera suona con tutti i grandi dell'epoca,da Bing Crosby a Billie Holiday, da Duke Ellington a Bessie Smith, ma in particolare fu importante il sodalizio con Ella Fitzgerald, con la quale incide tre album stupendi: Ella and Louis, Ella and Louis Again e Porgy and Bless.

I suoi dischi degli anni 50 come Satch Plays Fats, in cui interpreta composizioni di Fats Waller, e Louis Armstrong Plays W.C.Handy, dove suona i brani di Handy, sono forse gli ultimi suoi grandi momenti creativi.
I suoi lavori successivi, a parte forse Disney Songs the Satchmo Way, furono criticati per essere troppo semplicistici e ripetitivi.




I suoi brani di successo sono tantissimi, ricordiamo Stardust, What a Wonderful World, When the Saints Go Marchin' In, Dream a Little Dream of Me, Ain't Misbehavin', Stompin' at the Savoy e We Have All the Time in the World.
Brani come detto entrati nella storia di questa musica.




Venne fortemente criticato per il suo non prendere posizioni a livello politico, per il suo comportamento da Zio Tom, accettando di tenere concerti dove i neri non potevano entrare.
In anni di lotte per i diritti civili e di segregazione razziale preferì stare dietro le quinte, ma estremamente generoso fu il più grande finanziatore di Martin Luther King.
Armstrong mantenne la sua agenda sempre piena fino a pochi anni prima della sua morte, e con la sponsorizzazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che gli valse il soprannome di Ambassador Satch, fece tour attraverso tutto il mondo riscuotendo ovunque un grande successo.




Negli ultimi anni diventa un'icona ed una leggenda vivente, ma non riesce a gestire la propria immagine.

E' l'ambasciatore del jazz nel mondo, ma partecipa ad eventi assai discutibili sul piano artistico (come non citare la sua assurda partecipazione al Festival di Sanremo).





Il Maestro purtroppo non è più in grado di prendere decisioni autonome, si affida a funzionari senza nessuna cultura e senza troppi scrupoli.
Gli ultimi anni sono così un triste declino, un declino che snatura l'immagine del re del jazz, dell'uomo che aveva inventato un nuovo modo di dare musica.

Muore a 70 anni nella sua casa a New York.

La sua personalità incontenibile, come musicista e come figura pubblica, è stata tanto forte da mettere in parte in ombra il suo lavoro di cantante e di musicista, di innovatore, di grande e vero artista.

Come virtuoso della tromba ebbe uno stile unico e un talento straordinario per l'improvvisazione melodica, lo strumento con lui diventa solista e le sue innovazioni sono diventate gli standard per chi è venuto dopo di lui.
Aveva una voce bassa molto caratteristica, che sfruttava con la destrezza dell'improvvisatore per rendere maggiormente espressive le parole e la melodia.

Molte delle incisioni di Armstrong sono tuttora popolari a decenni dalla sua morte ed un grande numero di dischi,lungo tutta la sua carriera, è continuamente in ristampa.
I suoi dischi del 1923 con Joe "King" Oliver continuano ad essere presi come esempio dello stile delle jazz band di New Orleans.

Melancholy Blues, registrata insieme agli Hot Seven è stata inclusa nel disco messo a bordo della sonda Voyager inviata nello spazio esterno per rappresentare le più grandi opere dell'umanità.

lunedì 2 aprile 2012

La Storia del Jazz, dalla nascita al 1930




Il jazz nasce a New Orleans nel quartiere a luci rosse Storyville.
Qui nascono le prime formazioni che suonano questa musica strana che verrà chiamata prima jass e poi appunto jazz.
Nasce nei bordelli come musica nera, popolare e di dubbia reputazione.





Il primo musicista ad essere indicato come musicista jazz e a cui è spesso attribuito il titolo di "padre del jazz" è Buddy Bolen che, internato in manicomio nel 1907, morì nel 31 senza lasciare registrazioni e poco prima che si iniziasse a riconoscere il suo ruolo pionieristico.

Nel 1906 Jelly Norton (nella foto sopra) afferma di averlo inventato nel 1902 quando compone il brano King Porter Stomp, uno dei primi brani jazz ad avere un buon successo commerciale.





Negli anni seguenti a New Orleans nascono molte formazioni che si dedicano alla nuova musica.






Una delle più importanti fu quella di Joe King Oliver (nella foto la sua band) che nel 1915 veniva chiamato il re della cornetta.








La parola jazz viene stampata per la prima volta da un quotidiano nel 1913.









La prima band riconosciuta come tale fù la Original Dixieland Jazz Band composta paradossalmente da soli bianchi ( e per questo naturalmente avvantaggiati) e diretta dal trombettista di origini italiane Nick La Rocca (nella foto).
Nel 1917 registra Livery Stable Blues, il primo brano jazz mai registrato, e due anni dopo è già in tournee a Londra.




Tra il 1910 e il 1920 molti afroamericani emigrarono dal sud al nord per cercare lavoro e delle condizioni di vita migliori.

Emigrarono anche molti musicisti di New Orleans, attratti dai maggiori guadagni e dalla decadenza della città storica del jazz, dove nel 1917 era stato chiuso Storyville, il famoso quartiere a luci rosse



La meta di molti fu Chicago, città che attrasse anche King Oliver, che crea una scuola da cui emergono molti protagonisti bianchi fra cui Pee Wee Russel.

Nel decennio che seguì il jazz aumentò la sua popolarità, affermandosi tra l'altro come musica da ballo e dilagando negli speakeasy, i locali in cui si vendva clandestinamente il liquore vietato dal proibizionismo.

Il successo fu talmente grande che molti protagonisti, fra cui Sidney Bechet (nella foto sopra), cominciarono ad essere richiesti anche fuori degli Stati Uniti.



Il suono di contrappunto e d'insieme delle formazioni di New Orleans, di diretta derivazione del blues, cede ora il passo ad uno stile in cui domina il solista: la figura centrale del periodo è Louis Armstrong (nella foto a lato) che con le sue storiche registrazioni del 1925 ne diventa il simbolo e uno dei primi grandi interpreti.



Armstrong è il vero fondatore del jazz come noi oggi siamo abituati ad ascoltare.

Nascono in questo periodo anche le prime big band, come quella di Fletcher Henderson, fra le cui fila suonò anche Armstrong.

La stampa incorona "Re del Jazz" Paul Whiteman (stranamente bianco) il direttore d'orchestra noto solo per aver commissionato a George Gershwin il brano Rapsodia in Blu, un brano storico che per primo inserisce elementi jazzistici in una composizione di derivazione classica.

New York con le sue numerose sale da ballo e locali notturni, acquisisce in questi anni un ruolo centrale che non abbandonerà più, è qui che Henderson stabilisce la sua orchestra ed è qui che si trasferisce il giovane Duke Ellington.

Tutti si erano accorti del jazz, tutti lo ascoltavano e ne parlavano.

Sono gli anni che vedono anche la nascita dell'industria discografica: nel 1920 la cantante blues Mamie Smith incide Crazy Blues, che vende un milione di copie e fa decollare il settore delle incisioni dedicate ai neri,che verranno poi chiamate, con un termine molto razzista, "race records".

venerdì 29 gennaio 2010

I Grandi del Jazz : 01 - Sydney Bechet

Passiamo ora alle biografie degli artisti più importanti, andremo a parlare di artisti che hanno fatto letteralmente la storia di questa musica.

I nomi da me scelti sono:

01 - Sydney Bechet
02 - Louis Armstrong
03 - Benny Goodman
04 - Fletcher Henderson
05 - Glenn Miller
06 - Artie Shaw
07 - Tommy Doorsey
08 - Count Basie
09 - Duke Ellington
10 - Joe Venuti
11 - Django Reinhardt
12 - Stephane Grappelli
13 - Lionel Hampton
14 - Fats Waller
15 - John Coltrane
16 - Lester Young
17 - Dizzy Gillespie
18 - Charlie Parker
19 - Chet Baker
20 - Art Tatum
21 - Charlie Mingus
22 - Eric Dolphy
23 - Sonny Rollins
24 - Oscar Peterson
25 - Miles Davis
26 - Stan Getz
27 - Thelonius Monk

Un elenco di nomi eccezionale, assolutamente non completo, ma sicuramente rappresentativo del periodo d'oro di questa splendida musica.

01 - Sydney Bechet

(1897-1959) suonava il clarinetto e il sax soprano.

Nel 1919 partecipa ad una delle prime apparizioni in Europa di orchestre nere, la Will Marion Cook's Syncopated Orchestra e la Louis Mitchell's Jazz Kings.
In uno di questi concerti era presente il giovane Ernst Ansermet, futuro prestigioso direttore di orchestra, che recensì in termini molto favorevoli l'assolo di Bechet nel brano Characteristic Blues, su una rivista musicale svizzera, la "Revue Romande".

Questo scritto, pubblicato nel 1919, si può considerare il primo articolo di critica musicale dedicato al jazz.

Tornato negli Stati Uniti, nel 1923 si unisce al gruppo di Clarence Williams che fu tra i primi a incidere brani di jazz su disco.
In particolare le primissime due incisioni, Wild Cat Blues e Kansas City Man Blues del 1923 lo vedono unico protagonista dall'inizio alla fine, con gli altri strumenti in posizione di rincalzo.
Si tratta dei primissimi esempi di improvvisazioni jazzistiche, e il tutto con una sincopazione dello swing, non più rigidamente martellante e da marcia militare, come quella del ragtime.

Queste esecuzioni precedono di un anno quelle leggendarie di King Oliver e mostrano una libertà d'improvvisazione maggiore del gruppo di Oliver.
Il linguaggio solistico di Bechet, sebbene ancora non del tutto maturo come lo diventerà nella seconda metà degli anni '20 (ma questo vale anche per l'altro grande primo improvvisatore del jazz, Louis Armstrong), è davvero il primo esempio di improvvisazione jazz documentata su disco.

Un'altra collaborazione importante dei primi anni venti fu quella con la prima orchestra di Duke Ellington, che prese molto dello stile di Bechet in termini di swing e sonorità.

È plausibile affermare che come Fletcher Henderson apprese il linguaggio ritmico del jazz durante il passaggio di Louis Armstromg nella sua orchestra, lo stesso sia accaduto ad Ellington con Bechet.

Dal 1925 al 1929 Bechet fece di nuovo una lunga tourneè in Europa e suonò a Parigi nello spettacolo della Revue Negre dove cantava Josephine Baker.

Nel 31 si unì all'orchestra di Noble Sissle e ritornò in America, dove incide Polka Dot Rag nel 1934 e Dear Old Southland nel 1937.
Incide anche con i Noble Sissle's Swingsters, un piccolo gruppo costituito con elementi dell'orchestra, e ottiene un grande successo commerciale, con Characteristic Blues nel 1937.

Malgrado ciò, nel 1938 Bechet è costretto a un momentaneo ritiro dalle scene.
La musica in voga era lo swing delle grandi orchestre, le big band bianche di Benny Goodman, Artie Shaw e Glenn Miller.
Lo stile fiorito di Bechet appariva superato,l'orchestra di Noble Sissle legata a uno stile musicale meno fluido e non ballabile.

Bechet si adattò ad aprire una sartoria, ma nel 1939 incide uno dei suoi capolavori, una eccezionale interpretazione di Summertime al sax soprano, brano da poco composto da Gershwin.
L'incisione gli frutta un ritorno di fama, torna a suonare in pubblico, apparendo al Nick's nel Village e perfino alla Town Hall,continuando ad incidere per la Blue Note per tutti gli anni '40.


Nel 1949 partecipa alla famosa serie di concerti di jazz alla Salle Pleyel di Parigi.
Il successo è così grande che decide di stabilirsi definitivamente in Francia dove nel 1951 compone il suo brano più conosciuto Petite Fleur.

Muore nel 1959 per un tumore.
Qualche tempo prima aveva dettato la sua autobiografia, dal titolo Treat It Gentle, trattalo in modo gentile.

La sua importanza nell'evoluzione del ruolo del solista nel jazz è stata spesso sottovalutata, giudicandola minore di quella di Armstrong.

Questo è succeso per alcuni motivi, il primo è che Bechet incise poco negli anni '20, che sono gli anni in cui avrebbe pesato non solo la sua originalità, ma soprattutto il forte dislivello tecnico tra lui e gli altri musicisti (con l'unica eccezione, naturalmente, di Louis Armstrong).

Bechet incide con Clarence Williams per appena 2 anni, dal 1923 al 1925, dopo va in Europa e ci rimane per 4 anni, rimanendo lontano dalla scena musicale americana.

Louis Armstrong invece, l'altro grande iniziatore del linguaggio solistico nel jazz, rimane negli Stati Uniti e incide la serie d'oro degli Hot Five e degli Hot Seven, diventando fondamentale per lo sviluppo della nuova musica.

Quando, agli inizi degli anni '30, Bechet torna,il suo stile è ancora più maturo ed espressivo ma il dislivello tecnico tra lui e le nuove leve è diminuito, quasi colmato, e il suo stile non riesce ad imporsi.

Altro motivo è che Bechet è un solista ma non un leader, non organizza intorno a sé un gruppo di seguaci, come fece Armstrong e come faranno Gillespie e Parker, non sa mettersi alla testa di un movimento.

Bechet rimarrà sempre su una posizione laterale mai di primo piano, spesso non figurando per quello che invece è stato, uno dei più grandi musicisti della storia del jazz.

sabato 23 gennaio 2010

Il Jazz dal 1900 al 1930

La maggior parte delle testimonianze indica in New Orleans la città dove nascono le prime formazioni che suonavano la musica che sarebbe stata chiamata "jass" e poco dopo "jazz".

Il primo musicista ad essere indicato come musicista jazz e a cui è spesso attribuito il titolo di "padre del jazz" è Buddy Bolen che, internato in amnicomio nel 1907, morì nel 31 senza lasciare registrazioni e poco prima che si iniziasse a riconoscere il suo ruolo pionieristico.

Nel 1906 Jelly Norton, che in seguito avrebbe reclamato per sè la paternità del nuovo genere musicale dichiarando di averlo inventato nel 1902, compose il brano King Porter Stomp, che fu uno dei primi brani jazz a godere di vasta notorietà.

Negli anni seguenti a New Orleans furono create molte formazioni che si dedicarono alla nuova musica: una delle più importanti fu quella di Joe King Oliver che nel 1915 veniva chiamato il re della cornetta.


La parola jazz venne stampata da un quotidiano, per la prima volta, nel 1913.

La prima formazione ad essere conosciuta come complesso jazz, la Original Dixieland Jazz Band era paradossalmente composta da soli bianchi ed era diretta dal trombettista di origini italiane Nick La Rocca.
Nel 1917 registrò Livery Stable Blues, il primo brano jazz mai registrato, che per molto tempo gli valse il titolo di "inventori del jazz".
Nel 1919 erano già in tournee a Londra.


Tra il 1910 e il 1920 molti afroamericani emigrarono dal sud al nord per cercare lavoro e delle condizioni di vita migliori.
Emigrarono anche molti musicisti di New Orleans,attratti dai maggiori guadagni e dalla decadenza della città storica del jazz, dove nel 1917 era stato chiuso Storyville,il quartiere a luci rosse dove si dice sia appunto nata la nuova musica.

La meta di molti fu Chicago, città che attrasse anche King Oliver, e attorno alla quale si creò una scuola da cui emersero molti protagoisti bianchi fra cui Pee Wee Russel.
Nel decennio che seguì il jazz aumentò la sua popolarità, affermandosi tra l'altro come musica da ballo e dilagando negli speakeasy, i locali in cui si vendva clandestinamente il liquore vietato dal proibizionismo.

Il successo fu talmente grande che molti protagonisti, fra cui Sidney Bechet, cominciarono ad essere richiesti anche fuori degli Stati Uniti.

Il suono di contrappunto e d'insieme delle formazioni di New Orleans, di diretta derivazione del blues,cede ora il passo ad uno stile in cui domina il solista: la figura centrale del periodo è Louis Armstrong che con le sue storiche registrazioni del 1925 ne diventa il simbolo e uno dei primi grandi interpreti.

Armstrong è il vero fondatore del jazz come noi oggi siamo abituati ad ascoltare.

Nascono in questo periodo anche le prime big band, come quella di Fletcher Henderson, fra le cui fila suonò anche Armstrong.

La stampa incorona "Re del Jazz" Paul Whiteman il direttore d'orchestra bianco noto per aver commissionato a George Gershwin il brano Rapsodia in Blu, un brano storico che per primo inserisce elementi jazzistici in una composizione di derivazione classica.

New York città con le sue numerose sale da ballo e locali notturni, acquisisce in questi anni un ruolo centrale che non abbandonerà più, è qui che Henderson stabilisce la sua orchestra ed è qui che si trasferisce il giovane Duke Ellington.

Tutti si erano accorti del jazz, tutti lo ascoltavano e ne parlavano.

Sono gli anni che vedono anche la nascita dell'industria discografica: nel 1920 la cantante blues Mamie Smith incide Crazy Blues, che vende un milione di copie e fa decollare il settore delle incisioni dedicate ai neri,che verranno poi chiamate, con un termine molto razzista, "race records".

mercoledì 3 giugno 2009

10 - I Grandi del Jazz:Sonny Rollins-Stan Getz-Sydney Bechet

Sydney Bechet

(1897-1959) suonava il clarinetto e il sax soprano.
Nel 1919 partecipa ad una delle prime apparizioni in Europa di orchestre nere, la Will Marion Cook's Syncopated Orchestra e la Louis Mitchell's Jazz Kings.
In uno di questi concerti era presente il giovane Ernst Ansermet, futuro prestigioso direttore di orchestra, che recensì in termini molto favorevoli l'assolo di Bechet nel brano Characteristic Blues, su una rivista musicale svizzera, la "Revue Romande".
Questo scritto, pubblicato nel 1919, si può considerare il primo articolo di critica musicale dedicato al jazz.
Tornato negli Stati Uniti, nel 1923 si unisce al gruppo di Clarence Williams che fu tra i primi a incidere brani di jazz su disco.
In particolare le primissime due incisioni, Wild Cat Blues e Kansas City Man Blues del 1923 lo vedono unico protagonista dall'inizio alla fine, con gli altri strumenti in posizione di rincalzo.
Si tratta dei primissimi esempi di improvvisazioni jazzistiche, e il tutto con una sincopazione dello swing, non più rigidamente martellante e da marcia militare, come quella del ragtime.
Queste esecuzioni precedono di un anno quelle leggendarie di King Oliver e mostrano una libertà d'improvvisazione maggiore del gruppo di Oliver.
Il linguaggio solistico di Bechet, sebbene ancora non del tutto maturo come lo diventerà nella seconda metà degli anni '20 (ma questo vale anche per l'altro grande primo improvvisatore del jazz, Louis Armstrong), è davvero il primo esempio di improvvisazione jazz documentata su disco.
Un'altra collaborazione importante dei primi anni venti fu quella con la prima orchestra di Duke Ellington, che prese molto dello stile di Bechet in termini di swing e sonorità.
È plausibile affermare che come Fletcher Henderson apprese il linguaggio ritmico del jazz durante il passaggio di Louis Armstromg nella sua orchestra, lo stesso sia accaduto ad Ellington con Bechet.
Dal 1925 al 1929 Bechet fece di nuovo una lunga tourneè in Europa, durante questo secondo soggiorno europeo suonò nello spettacolo della Revue Negre, in cui cantava Josephine Baker.
Nel 31 si unì all'orchestra di Noble Sissle e ritornò in America, dove incide Polka Dot Rag nel 1934 e Dear Old Southland nel 1937.
Incide anche con i Noble Sissle's Swingsters, un piccolo gruppo costituito con elementi dell'orchestra, e ottiene un grande successo commerciale, con Characteristic Blues nel 1937.
Malgrado ciò, nel 1938 Bechet è costretto a un momentaneo ritiro dalle scene.
La musica in voga era lo swing delle grandi orchestre, le big band bianche di Benny Goodman, Artie Shaw e Glenn Miller.
Lo stile fiorito di Bechet appariva superato, e l'orchestra di Noble Sissle legata a uno stile musicale meno fluido dello swing.
Bechet si adattò ad aprire una sartoria, ma nel 1939 incide uno dei suoi capolavori, una eccezionale interpretazione di Summertime al sax soprano, brano da poco composto da Gershwin.
Torna a suonare in pubblico, continua ad incidere per la Blue Note per tutti gli anni 40.
Nel 1949 partecipa alla famosa serie di concerti di jazz alla Salle Pleyel di Parigi.
Il successo fu così grande che decide di stabilirsi definitivamente in Francia dove compone Petite Fleur.
Muore nel 1959 per un tumore.

Sonny Rollins

nasce nel 1930 sassofonista e compositore, uno dei più importanti caposcuola dell’ hard bop.
Alla fine degli anni 40 aveva raggiunto un livello di bravura tale da poter cominciare a suonare con i musicisti suoi idoli, e con i suoi coetanei che stavano facendo la storia del jazz, tra cui Miles Davis, con cui si sarebbe ritrovato più volte nel corso degli anni.
Nel 55 sostituì Harold Land nel quintetto di Clifforsd Brown e Max Roach.
Negli anni successivi realizza molte incisioni che lo proiettano nel firmamento del jazz con la considerazione di miglior sassofonista dai tempi di Charlier Parker.
Nella seconda metà degli anni '50 registra, molto spesso insieme a Roach, alcuni dei suoi lavori più importanti: il fondamentale Saxophone Colossus, Tenor Madness (in cui lo si può ascoltare in una spettacolare gara con John Coltrane appena approdato al quintetto di Miles Davis), The Freedom Suite.
La celebrità che accompagnò Rollins in questo periodo non spense mai il suo innato desiderio di apprendere e di evolversi, un impulso che egli stesso attribuisce alla volontà di competere con i suoi fratelli maggiori.
Si ritira per studiare di nuovo lo strumento e dal 59 al 61 è solito andare a provare su un ponte sull'East River, dove talvolta lo raggiunge Steve Lacy anch'egli alle prese con una pausa di riflessione sulla sua musica.
Ritorna sotto i riflettori e comincia a lavorare con il trombettista Don Cherry ed il batterista Billy Higgins, già sidemen di Ornette Coleman, con i quali incide sei album.
The Bridge è uno dei più conosciuti ed è così intitolato a ricordo delle sue sedute di studio sul Williamsburg Bridge.
Si ritira nuovamente tra il 69 e il 71 per tornare nel 72 alla guida di giovani band e un jazz più commerciale.
La spinta continua ad elaborare nuova musica traendo ispirazione da quella vecchia fa parte dello spirito jazz, e Rollins ne è un portavoce.
Negli utlimi anni è tornato ai concerti dal vivo ed alla improvvisazione, dimostrando quasi ottantenne, di essere ancora il numero 1 nello strumento principe del jazz.

Stan Getz

(1927-1991) sassofono tenore, famoso nel cool jazz per il suo modo di suonare pieno di lirismo e calore.
Nei primi anni di carriera militò nelle principali orchestre del tempo: quella di Stan Kenton nel 44 , di Jimmy Dorsey nel 45 e in quella di Benny Goodman nel biennio 45-46.
Nel 1947 si trovò nel complesso di Tommy De Carlo con altri tre sassofonisti, Jimmy Giuffrè, Herbie Stewart e Zoot Sims.
I quattro vennero notati da Ralph Burns, arrangiatore di Woody Herman, e scritturati in blocco per la costituzione della sua seconda grande orchestra.
Getz in quegli anni rappresentò la voce solista del gruppo di Herman.
Il suo ruolo viene immortalato nella travolgente Four Brothers, nome del brano, ma anche nomignolo dei quattro sassofonisti creatori del Four Brothers Sound.
La stagione d'oro di Getz è fra gli anni 50 e 60, dove utlilzzando un fraseggio limpido e pacato, contribuì a proseguire e a rivalutare l'opera di Lester Young, ispiratore dei più grandi sassofonisti di quegli anni.
Nel periodo d'oro del cool jazz Stan Getz venne offuscato dalla ingombrante figura di Gerry Mulligan, sassofonista simbolo del periodo.
Mulligan fu un grandioso innovatore e sperimentatore ma come strumentista non raggiunse le vette di creatività e di ispirazione proprie di Stan Getz.
Nel 58 si trasferì in Danimarca per sfuggire alla legge americana che lo perseguiva per consumo di droga.
Ritornò dopo tre anni, ma faticò parecchio a trovare ingaggi e una band stabile.
Dopo 10 anni di ininterrotto dominio delle classifiche come miglior sassofonista nelle riviste specializzate Getz era passato di moda e suonava prevalentemente in locali semivuoti dove una settimana prima aveva suonato Miles Davis.
Getz si doveva accontentare di suonare solo nei week-end e a paga decurtata.
Si aprì all'inizio degli anni 60 la stagione della bossa nova di cui Stan Getz diventò uno dei più fervidi sostenitori e con Charlie Byrd incide Jazz Samba dove suona brani di Antonio Carlos Jobim.
Il disco, e in particolare il singolo Desafinado ebbero uno straordinario successo commerciale al punto che l'album è considerato il disco di jazz più venduto di ogni tempo.
Con Joao Gilberto e la moglie Astrud realizza nel 63 lo storico album Getz/Gilberto.
La canzone The Girl from Ipanema, cantata in inglese da Astrud Gilberto, bissò il successo di Desafinado diventando la più popolare e interpretata canzone brasiliana, ma anche jazz, di ogni tempo.
Gli anni sessanta lo videro famoso in tutto il mondo per questi brani.
Da sperimentatore, qual è ogni stella del jazz, Getz continuò a ricercare strade nuove e con Chick Corea e Stanley Clarke fece una incursione nel campo della fusion, ma senza molta fortuna.
Dal 1987 in poi, decide seriamente di impegnarsi per la sua disintossicazione ed inizia a collaborare con il pianista Kenny Barton, ma con il fisico gravemente debilitato muore per un cancro al fegato nel 1991.

venerdì 22 maggio 2009

Il Jazz:storia ed evoluzione dal 1900 al 1930


La maggior parte delle testimonianze indica in New Orleans la città dove, a partire da una tradizione musicale che comprendeva canti d'ispirazione africana importati dagli schiavi, la musica europea e il blues, nascono le prime formazioni che suonavano la musica che sarebbe stata chiamata "jass" e poco dopo "jazz".
Il primo musicista ad essere indicato come musicista jazz e a cui è spesso attribuito il titolo di "padre del jazz" è Buddy Bolen che, internato in amnicomio nel 1907, morì nel 31 senza lasciare registrazioni e poco prima che si iniziasse a riconoscere il suo ruolo pionieristico.
Nel 1906 Jelly Norton, che in seguito avrebbe reclamato per sè la paternità del nuovo genere musicale, dichiarando di averlo inventato nel 1902, compose il brano King Porter Stomp, che fu uno dei primi brani jazz a godere di vasta notorietà.
Negli anni seguenti a New Orleans furono create molte formazioni che si dedicarono alla nuova musica: una delle preminenti fu quella capeggiata da Joe King Oliver che nel 1915 chiamato il re della cornetta.
La parola jazz venne stampata da un quotidiano, per la prima volta, nel 1913.
La prima formazione ad essere conosciuta come complesso jazz, la Original Dixieland Jazz Band era paradossalmente composta da soli bianchi ed era diretta dal trmbettista di origini italiane Nick La Rocca.
Nel 1917 la O.D.J.B. registrò Livery Stable Blues, il primo brano jazz mai registrato, che per molto tempo valse alla O.D.J.B. il titolo di "inventori del jazz". Nel 1919 erano già in tournee a Londra.
La migrazione degli afro americani dal Sud al Nord degli Stati Uniti, che ebbe luogo tra il 1910 e il 1920, portò con sè anche molti musicisti di New Orleans, attratti dai maggiori guadagni e dalla decadenza dell'intrattenimento a New Orleans, dove nel 1917 venne chiuso Storyville il quartiere a luci rosse:la tradizione vuole che il jazz fosse nato e avesse prosperato nei bordelli del quartiere.
Molto probabilmente l'importanza di Storyville per il jazz è stata esagerata, ma è certo che molti protagonisti vi suonarono, e che, forse anche a causa di questo, fin dagli inizi il jazz ebbe una pessima reputazione.
La meta di molti dei musicisti fu Chicago città che attrasse anche King Oliver, e attorno alla quale si creò una scuola da cui emersero molti protagoisti bianchi fra cui Pee Wee Russel.
Nel decennio che seguì il jazz aumentò la sua popolarità, affermandosi tra l'altro come musica da ballo e dilagando negli speakeasy, i locali in cui si vendva clandestinamente il liquore vietato dal proibizionismo.
Il successo fu talmente grande che molti protagonisti, fra cui Sidney Bechet, cominciarono ad essere richiesti anche fuori degli Stati Uniti.
Dal punto di vista musicale il suono di contrappunto e d'insieme delle formazioni di New Orleans cede il passo ad uno stile in cui domina la performance del solista: la figura simbolo del periodo è Louis Armstrong che con le storiche registrazioni del 1925 si affermò come il simbolo del movimento.
Videro in questo periodo la luce anche le prime big band, come quella di Fletcher Henderson, fra le cui fila suonò anche Armstrong. La stampa incoronò "Re del jazz" Paul Whiteman il direttore d'orchestra bianco noto tra l'altro per aver commissionato a George Gershwin il brano Rapsodia in blu, che fondeva elementi jazzistici in una cornice compositiva di derivazione classica. New York città con numerose sale da ballo e locali notturni, acquisisce in questi anni un ruolo centrale che non abbandonerà più, è qui che Henderson stabilisce la sua orchestra ed è qui che si trasferisce il giovane Duke Ellington. Tutti si erano accorti del jazz, lo ascoltavano e ne parlavano. Sono gli anni che vedono anche la nascita dell'industria discografica: nel 1920 la cantante blues Mamie Smith incide Crazy Blues, che vende un milione di copie e fa decollare il settore delle incisioni dedicate ai neri, i cosiddetti "race records".

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