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venerdì 3 gennaio 2014

I Grandi del Jazz: 27 - Thelonius Monk








Nasce nel 1917, pianista e compositore.








Un artista fondamentale per lo studio del jazz, un artista particolare non compreso ed anzi fortemente criticato, rivalutato pienamente solo in questi ultimi anni.






Suona il piano con grande maestria ma stravolge il brano.






Il suo fraseggio frastagliato, le armonie strane e ricercate,il virtuosismo ritmico fatto di ritardi e l'uso magico dei silenzi, hanno fatto scuola.

Monk ha saputo giocare con le note prendendosi gioco di esse: non si limita ad improvvisare sugli accordi del tema di base ma ne reinventa la struttura armonica.




Un uomo che non ha mai cercato il successo,dal carattere chiuso e da un mutismo eccessivo, non parlava quasi mai, si chiudeva in sè stesso e dominato da un forte egocentrismo si concentrava solo sulla sua musica.




Un artista dominato dal consumo di eroina che lo ha condizionato accentuando fino all'inverosimile le sue stranezze compartimentali.

Nonostante le critiche che lo hanno sempre accompagnato, il suo stile oggi è stato completamente decifrato e si è scoperto che sotto quella sua stranezza ha in realtà inventato un nuovo modo di fare jazz a cui si sono ispirate tutte le generazioni successive.


Inizia come pianista stride.

Lo stile stride è un modo di suonare il piano dove la mano sinistra suona note nel registro basso e accordi nel tenore e la mano destra fraseggi melodici.

Dal 1939 al 1942 suona come house-pianist nel famoso Minton's, dove il chitarrista Charlie Christian e il batterista Kenny Clarke gettano le basi del jazz moderno.



Entra nella big band di Cootie Williams e scrive Round Midnight, la sua più famosa composizione, suona poi con il gruppo del trombettista Harvey Davis.





Nel 44 debutta su disco con il quartetto di Coleman Hawkins, e dal 47 al 52 realizza una straordinaria serie di incisioni per la Blue Note in cui suona la maggior parte delle sue migliori composizioni.






Suonano con lui Kenny Dornham, Milt Jackson e soprattutto Art Backle, che gli resterà amico e collaboratore per tutta la vita.





Nel 1950 con Bloomdido incontra Charlie Parker, Dizzy Gillespie e il pianista Bud Powell che diventerà suo amico e collaboratore e proporrà più volte interpretazioni personali dei suoi brani.

Dopo il periodo nella Blue Note dal 1952 al 1954 firma per la Prestige, dove suona con Sonny Rollins e Miles Davis.




In questi anni nascono capolavori come Monk's Dream, Trinkle Tinkle, Reflections, Friday the Thirteenth, Blue Monk e una versione molto particolare di Just a Gigolo.







Nel 1954 firma per la Riverside, dove rimarrà fino al 1961.






Incide album molto belli, fra tutti Plays Duke Ellington nel 55 e Brilliant Corners l'anno dopo, i suoi capolavori con i quali raggiunge lo status di mito vivente.

Nasce il suo quartetto, suona con una splendida serie di sassofonisti che va da Sonny Rollins a Frank Foster, da John Coltrane a Johnny Griffin con i quali incide Misterioso e In action nel 1958.





Dal 1962 al 1968 è con la Columbia ed ormai è una star sempre in giro per il mondo.

Escono album fondamentali come Straight No Chaser, Monk, Underground, con il famoso brano Ugly Beauty e il meraviglioso Monk Alone.





L'ultima incisione è del 1971 The London Collection uscita in 3 cd con tre splendidi inediti Chordially, Something in Blue e Blue Sphere.








Dopo questa incisione le sue condizioni fisiche e mentali peggiorano, si barrica in casa, bloccato dalla sua follia e dalla sua tossicodipendenza.







Rimarrà chiuso per più di dieci anni.

Muore nel 1982, ultimo dei grandi musicisti di questa musica, anche lui come tanti altri splendidi artisti, ucciso dall'eroina.

Vittima dell'assurda teoria che negli anni dal 1940 al 1970 uccide centinaia di artisti fra il blues, il jazz e il classic rock.
Una fine assurda per tanti musicisti, entrati nel vortice di una leggenda metropolitana, teorizzata nel rock psicadelico, che sposa la genialità all'uso di droghe e di sostanze che alterano la coscienza.

L'arte è frutto del genio, ma un genio che deve essere coltivato da anni di esercizi e di studio, il capolavoro nella musica, e nell'arte in generale, nasce solo con lo studio continuo, nasce solo se ci sente sempre e solamente apprendisti.

sabato 7 dicembre 2013

I Grandi del Jazz: 26 - Stan Getz






Stanley Gayetsky (1927-1991) suona il sassofono tenore, il suo stile ricco di calore e lirismo si abbinava perfettamente a quel Cool Jazz di cui stato uno dei massimi esponenti.







Inizia a suonare molto giovane, a sedici anni entra nel gruppo di Jack Teagarden, passa poi con le principali orchestre del tempo, facilitato in questo dal fatto di essere bianco.

Nel 1944 con Stan Kenton, nel 45 con Jimmy Dorsey e nel biennio 45-46 con quella di Benny Goodman.



Nel 1947 suona con Tommy De Carlo, viene scelto da Woody Herman per la sua grande orchestra, dove diventa voce solista.
Insieme poi ad altri tre sassofonisti Herbie Steward, Zoot Sims e Serge Chaloff forma il Four Brothers Sound, famoso è il loro brano Four Brothers.





La sua carriera,sempre ostacolata dal consumo di eroina, viene in parte offuscata da un momento storico che vede sulla scena musicale tanti giganti insieme: insieme a lui escono Sonny Rollins e John Coltrane, che condizionano lo stile del sassofono tenore e l'evoluzione del jazz stesso.
Anche nel Cool il suo ingresso coincide con quello di Gerry Mulligan, grande sperimentatore e forse più personaggio, diventerà il vero emblema della corrente.
Un Mulligam che però non riuscirà mai ad arrivare ad egualiare i suoi assoli e il suo livello artistico.






Nel 1958 Stan si stabilisce in Danimarca in modo da sfuggire alla legge americana che lo perseguiva per spaccio e consumo di eroina.








Ritorna dopo tre anni ma non riesce a trovare ingaggi, è passato di moda, suona in locali semivuoti, si deve accontentare di paghe decurtate.
Il Cool è in crisi, si afferma l'Hard Bop ma soprattutto è il Free Jazz che inizia a dilagare, con poco o niente successo commerciale, ma confondendo la mainstream, la strada maestra del jazz, creando confusione fra le nuove leve.

Gli artisti della vecchia guardia iniziano a studiare come coniugare il jazz ad altri generi musicali, fra tutti la più utilizzata sarà la musica popolare brasiliana.






Nei primi anni sessanta il chitarrista Charlie Byrd,in tourneè in Brasile, ascolta per la prima volta la bossa nova di Joao Gilberto.







Gilberto suona la chitarra utilizzando la batida,un modo particolare di usare la mano destra sulle corde senza arpeggio ma alternando il pollice sui bassi e pizzicando le corde con le altre dita, spesso con il tapping della mano sinistra.





Ritorna negli Stati Uniti e si incontra con Getz, nasce così l'album Jazz Samba con brani di Antonio Carlos Jombin.





L'album con il singolo Desafinado ha uno straordinario successo commerciale tanto da essere ritenuto il disco di jazz più venduto di ogni tempo.

Stan Getz dopo anni di oscuramento,nei quali aveva perso lo scettro di sassofonista più popolare nei confronti di John Coltrane, torna ad essere acclamato e ricercato da locali e discografici.
Il successo traina anche l'album precedente Focus del 1961, lavoro molto bello arrangiato splendidamente con una orchestra d'archi da Eddie Sauter, già arrangiatore di Benny Goodman.



Nel 1963 Getz/Gilberto, altro grande successo con Joao Gilberto, la moglie Astrud e Jobim.

The Girl From Ipanema cantata da Astrud ripete il successo e diventa il brano brasiliano più popolare in assoluto.





Nello stesso anno Jazz Samba Encore con Luiz Bonfà e Antonio Carlos Jobim.
Iniziano una serie molto fortunata di tourneè in tutto il mondo, Stan e Gilberto hanno uno straordinario successo.

Nel 1966 esce Getz/Gilberto#2, registrato alla Carnegie Hall, famoso concerto ritenuto l'apice dell'avventura brasiliana.

La fortunata collaborazione finisce improvvisamente per un motivo molto prosaico: Gilberto scopre la relazione fra sua moglie Astrud e Stan.




Seguono anni di successo altelenante, ripete in giro per il mondo gli stessi brani, ma non è più la stessa cosa e poi non riesce a smettere di drogarsi.

Ma è una vera stella del jazz e cerca nuove strade: suona con Chick Corea, prova la Fusion, elettrifica il suo sassofono.





Il suo fisico è provato da tanti anni di droga e nel 1987 decide seriamente di disintossicarsi.

Inizia una splendida collaborazione con il pianista Kenny Barron.





Il suo ultimo concerto è del marzo 1991,dopo l'uscita del suo album People Time.
Un concerto stupendo dove Stan,ormai in fase terminale per un devastante tumore al fegato, suona con un lirismo senza eguali.

Kenny Baron al piano gli fornisce uno splendido supporto, e lui riesce a tirare fuori tutta la sua classe, unita a tanta malinconia.





Suona una musica eterna, brani unici, fra tutti First Song, in quello che è poi diventato il suo testamento musicale.










Muore tre mesi dopo, a giugno dello stesso anno.

martedì 4 giugno 2013

I Grandi del Jazz: 20 - John Coltrane




John William Coltrane (1926-1967) sassofonista.


Trane è stato uno dei più importanti innovatori degli anni 60 ponendosi come cerniera tra la poetica de bebop e la rivoluzione del free jazz.





Il passaggio breve ma intenso di questo grande musicista ha marcato un profondo divario tra la musica degli anni 50 e quella degli anni seguenti: in appena un secolo di storia, il jazz si è trasformato da musica popolare in musica colta.
Un passaggio,come detto più volte, non voluto nè cercato, ma conseguenza di un pubblico diverso, di un mercato discografico che spinge solo al profitto, di una musica che non ha più artisti veri, ma solo repliche ben confezionate dall'industria.

La musica dagli anni 80 ad oggi non ha più il genio, il talento vero che suona da bambino e che ha davvero la musica nel sangue.
La musica oggi è diversa, è alla portata di tutti e questo è un bene,ma ha perso la sua esclusività e la paghiamo con la mancanza assoluta di talenti naturali.




Il giovane Trane nasce nella musica, il padre suona diversi strumenti e trasmette al figlio la passione verso il clarinetto e il corno.
Nelle scuole superiori segue Lester Young e Johnny Hodges che lo spingono verso il sassofono alto.




Dopo la guerra entra nella Eddie "CleanHead" Vinson Band e suona il sax tenore, passa poi con Jimmy Heath ed inizia la sua passione per l'improvvisazione.

Nel 1948 entra a far parte dell'orchestra di Dizzy Gillespie in cui suona il sax contralto.
Sono anni di pieno be bop anche se si sente nei suoi assoli la voglia di qualcosa di diverso.
Nel 51 l'orchestra si trasforma in un settetto e Coltrane passa nuovamente al sax tenore: con questa formazione registra il suo primo brano.



Nel 52 entra nel gruppo di Earl Bostic, ma un anno dopo inizia ad avere problemi con il consumo di eroina e viene licenziato dal gruppo.

Iniziano purtroppo i suoi problemi con la droga dalla quale non ne uscirà mai completamente e che lo porteranno ad una fine prematura.



Nel 55 Sonny Rollins si ritira temporaneamente dalle scene,come spesso era abituato a fare, e Miles Davis lo ingaggia.

L'incontro fra questi due geni della musica è qualcosa di sensazionale, Davis molto pragmatico aveva un concetto di musica diverso,i suoi brani si ascoltavano come un tutt'uno, senza apparenti cuciture, Trane invece era molto irrazionale, la sua musica veniva smontata e rimontata continuamente.

Non sorprende che i due non andassero d'accordo, il loro rapporto rimase sempre conflittuale.
Coltrane decide di andarsene, ma Davis aveva firmato impegni e per nostra fortuna e della musica tutta, rimase.

Nel 1955 incidono Ah-Leu-Cha, Two Bass Hit, Little Melonae e Budo.



Inizia una serie magica di incisioni effettuate nell'arco di un anno esatto, l'ultima è della fine del 1956.

L'eleganza sembra essere la caratteristica principale di questo quintetto: tutto è uniforme, piano, basso e batteria sono fusi in tutt'uno, il ritmo è elastico e incalzante.



La sensazione di unità espressiva era reale e dovuta sia alle ripetute prove sia all'affiatamento.

Ogni pezzo è arrangiato con cura, ma l'arrangiamento è nascosto, spesso consiste in una nota, un accordo del piano, in un frammento melodico.

In brani come If I Were A Bell e I Could Write A Book, i solisti possono allungare a piacere l'ultimo giro armonico, e avvisano di ciò la ritmica usando come segnali d'avvertimento piccoli frammenti del tema, nascosti nell'assolo.
Per far questo occorrono sicurezza e affiatamento assoluti.

Davis era un perfezionista, non da meno lo era Coltrane, in una delle ultime sedute suonarono per un'ora e mezza di musica di seguito, senza rifacimenti, come fosse una serata in club.
Ne uscirono ben quattro dischi Cookin', Relaxin', Workin' e Steamin' , incantevoli per freschezza e perfezione.



All'inizio del 1959 Coltrane non aveva ancora un gruppo fisso,ma in questo anno incide ben sette album.




Tra questi, oltre al celeberrimo Kind of Blue con Miles Davis, un album fondamentale per comprendere il suo linguaggio musicale, Giant Steps.

Giant Steps segna il punto di inizio della sua ascesa musicale.

Il titolo Giant Steps è a doppio senso, Coltrane allude non solo alle scoperte che va facendo di giorno in giorno, ma anche alle difficoltà che l'improvvisatore deve affrontare durante l'esecuzione del brano.
Difficoltà che nascono dal bebop di cui l'album è ancora parte.

Nel be bop è complessa la modulazione da una tonalità all'altra, il musicista è costretto a cambiare scala, a cambiare la scelta delle note, a cambiare all'istante il suo pensiero musicale.
Un album che è diventato ormai un classico del jazz, brani come Countdown, But Not For Me, Central Park West, Body and Soul,Spiral e Naima sono classici intramontabili di questa musica.

Nel 1960 al sax tenore incide un altro album stupendo My Favourite Things.




Nello stesso anno forma il suo primo quartetto: vi figurano il pianista McCoy Tyner ed il batterista Elvin Jones.




Il grande batterista con il suo drumming possente riuscirà, in affiatamento perfetto con il pianoforte,a ricreare ritmi simili alla musica africana.
Elvin Jones non si limita a tenere lo swing ma interagisce costantemente con il solista,gli fornisce un tappeto ritmico dal quale in ogni momento si possono derivare spunti per improvvisare.

Trane dopo anni di studio e grazie alla sua smania perfezionista era arrivato ad una assoluta padronanza tecnico armonica e gli assoli incisi con il gruppo di Miles Davis, quali ad esempio Oleo, Straight no Chaser, o quelli con il suo gruppo Moment's Notice, Countdown, Giant Steps, rispecchiano questa sua raggiunta perfezione.

Incide con il suo gruppo brani che hanno letteralmente cambiato la storia di questa musica, brani come Africa Brass, Impressions e la sua suite A Love Supreme, nella quale glorifica l'amore di Dio, hanno posto delle pietre miliari sulle quali si è poi sviluppato tutta la musica moderna.

Dal 1961 in poi Coltrane prende coscienza del significato da dare alla sua musica ed inizia la ricerca delle radici e delle origini del jazz, inteso anche come espressione musicale del popolo nero.

Aspira all’universalità della sua musica e affinchè ognuno possa comprendere il suo messaggio, inizia un poderoso cambiamento, cessa di essere solamente un formidabile solista e diventa un grande musicista ed un importante innovatore.
Studia la musica modale suonata in Africa, in India, in Cina, e nascono brani come Liberia, Venga, Jaleo, India, Brasilia.

Nel maggio 1961 incide Olé Coltrane, nel quale si accosta alla musica modale spagnola.
In questa occasione, alla formazione di base, si aggiungono Eric Dolphy al flauto e al sax contralto e Freddie Hubbard alla tromba.


Nel 1964 incide il già citato A Love Supreme, una suite in quattro parti: Acknowledgement, Resolution, Pursuance e Psalm, uno dei primi concept album della musica moderna.
L'album fu acclamato in modo quasi unanime, e divenne ben presto il disco jazz più venduto nel mondo.
In esso fu vista la somma di tutte le sue ricerche e gli approfondimenti da lui compiuti negli ultimi anni, ma anche la chiusura di un altro capitolo della sua vita artistica.



Nel 1960 Ornette Coleman aveva gettato scompiglio con il suo free jazz, un jazz in apparenza libero da ogni regola, spesso ostico non solo per il grande pubblico, ma anche per molti jazzofili, compreso il sottoscritto.

Coltrane invece si schiera dalla parte di questi innovatori e nonostante le aspre critiche verso questa forma estrema di jazz, butta sulla bilancia tutto il suo prestigio, appare insieme ai suoi praticanti ed incide con loro.



Ma la sua salute peggiora, gli anni dell'eroina hanno provocato guasti terribili, una irrazionale paura dei medici lo porta a rifiutare qualsiasi cura, le sue condizioni si aggravano.

La frequentazione delle filisofie orientali poi lo aveva indotto in uno stato di passiva accettazione del destino, si era convinto di dover morire presto e per questo affrontò il male senza curarsi.




La certezza della morte imminente lo indusse ad andare avanti nella sua ricerca artistica senza più remore, come in una folle corsa verso la fine di tutto.

L’ultimo concerto dal vivo è del 1966, non vi sono incisioni, ma testimoni hanno raccontato che la sua musica era di un'intensità selvaggia e soverchiante.




Nel 1967, tra febbraio e marzo, registra dei brani poi confluiti negli album Expression e Interstellar Space.
Il primo disco è in quartetto, l'ultimo che segue personalmente, uscirà poco dopo la sua morte.




Contiene una musica ancora nuova e diversa, di sublime bellezza, in cui tutte le ricerche, le inquietudini, i conflitti, le violenze che segnano l'intera sua opera sembrano conciliarsi sotto il segno di una ritrovata serenità.

L'iniziale, brevissimo Ogunde Varere è un commosso addio alla vita: sopra gli arpeggi del pianoforte intona una melodia, antica e moderna che nasce dal blues, in un momento di sublime bellezza.

Muore nel mese di luglio dello stesso anno stroncato da un tumore al fegato, rifiutando ancora una volta qualsiasi cura.

mercoledì 6 giugno 2012

La Storia del Jazz, dal 1940 al 1960




Con la seconda guerra mondiale finiscono lo swing e le grandi orchestre, chiudono le grandi sale da ballo e la società americana inizia a cambiare.
Lentamente i neri cominciano ad essere accettati ed il jazz e la musica tutta saranno un valido aiuto alla loro integrazione.





Nasce il be bop: nel 1945 un gruppo di giovani musicisti si ritrovano fino a tarda ora alle jam session che si tengono in due locali di Harlem, il Minton's Playhouse e il Monroe's, da loro nasce un nuovo modo di fare jazz.
Questo stile che, con una parola ricorda il suono di una cadenza di due note che ricorre nei brani, venne prima detto rebop, poi bebop o semplicemente bop.
Be-Bop è anche il titolo di un brano inciso da Dizzy Gillespie nel 1945, che si può dire segni l'inizio ufficiale del movimento.

Il be bop è un passaggio fondamentale, è il momento in cui l'afro americano riprende il possesso della sua musica,stravolta dallo swing dei bianchi.
Lo stile già abbozzato da artisti come Coleman Hawkins, Art Tatum e Lester Young,aggiunge un nuovo approccio armonico, tempi velocissimi, propulsione ritmica non convenzionale e finalmente uno scarsissimo riguardo alla commerciabilità del brano.
Il jazz con il be bop perde completamente l'aspetto ballabile e commerciale che l'aveva sempre accompagnato fin dalla sua nascita nei bordelli di New Orleans, con il be bop il jazz diventa la musica che oggi ascoltiamo.
I pionieri indiscussi del genere furono il sax alto Charlie Parker e il trombettista Dizzie Gillespie.

Nel breve periodo in cui suonarono assieme i due formalizzarono e resero popolare lo stile che avevano inventato, per nostra fortuna documentato in una serie di stupende incisioni realizzate per la Dial Records.



Il Bop creò una netta divisione generazionale e non venne accettato da molti musicisti, fra tutti uno dei critici più severi fù il grande Louis Armstrong.



La frattura si estese anche al grande pubblico che proprio in questo periodo abbandonò il jazz per rivolgersi ad altri generi.
Il jazz, dopo avere dominato le classifiche per decenni, divenne quasi di colpo una musica d'arte, che cercava il suo pubblico tra gli artisti e gli intellettuali.




Gillespie (nella foto a lato) cercò di eliminare parte delle complessità e delle asprezze del nuovo genere.



Uno dei suoi esperimenti più interessanti è l'inserimento di elementi di musica afro cubana.
L'idea viene poi ripresa da altri artisti, fra tutti Stan Getz con la sua famosa collaborazione con Joao e Astrud Gilberto.

Altri grandi del Bop furono i pianisti Thelonius Monk (nella foto sopra) e Bud Powell, i batteristi Kenny Clark e Max Roach, il trombettista Fats Navarro e il sassofonista Sonny Rollins.

Come detto diversi jazzisti lo rifiutarono ed alcuni di loro, che peraltro avevano già militato nel movimento, crearono un nuovo stile.
Questo stile, che dalle sue caratteristiche melodiche e rilassate, prende il nome di cool jazz, si sviluppa tra la fine degli anni 40 e l'inizio degli anni 50.
La data di nascita convenzionale del movimento viene di solito fissata nel 1949 con la registrazione dell'album Birth of Cool di Miles Davis (nella foto sotto), suonato con Gerry Mulligan e Lee Konitz.

Altri protagonisti del cool: il trombettista Chet Baker (che si rivelò attraverso la sua partecipazione ad un famoso quartetto pianoless capeggiato da Gerry Mulligan) , i pianisti Lennie Tristano e il sassofonista Stan Getz.

Il cool jazz piaceva soprattutto ad un pubblico di nicchia, come era già accaduto per il bebop.

Il divorzio tra il jazz e il grande pubblico era definitivamente sancito.





Nello stesso tempo,siamo ormai all'inizio degli anni 50, i bopper sentivano il bisogno di una maggiore accettazione e, abbandonato il periodo della sperimentazione, iniziarono a creare formazioni con l'obiettivo di fare musica più orecchiabile.






Una scelta non destinata al grande pubblico, ormai attratto da altri generi e travolto dal grande boom del rock, quanto per quello colto di classe media che trovava nel jazz la colonna sonora ideale per le proprie serate.

Questo mentre lo stile di vita autodistruttivo dedito alla droga e all'alcool, iniziato da Parker,apriva vuoti tra le loro fila (moriranno tanti grandi artisti e lo stesso Parker a meno di 35 anni), nasce l'hard bop.
Nasce da diversi protagonisti del bebop, che non passando al cool, preferiscono modificarlo smussandone gli aspetti più spinosi, creando appunto il nuovo stile.

La musica jazz si può considerare un varco verso altri mondi musicali: un genere che, partendo dalle forme popolari del blues (si può dire che tutta la musica moderna nasca dal blues), incorpora gli spiritual e via via altre forme di musica nera, come ad esempio il ragtime degli anni venti, e arriva ad utilizzare una base comune come punto di partenza per modificare poi di continuo il modulo armonico.

Tutta la musica jazz è stata definita come colta, appunto per il presupposto della conoscenza della musica classica e dei vari generi musicali.






La mia storia finisce qui, dopo questi eventi e questi grandi nomi, il jazz si trasformerà ancora con il free jazz di Ornette Coleman, con il quale diventa qualcosa di astruso e assolutamente non comprensibile.







Dagli anni 60 in poi, ed è una opinione strettamente personale, perde completamente la sua prerogativa afro americana diventando qualcosa di diverso,una world music colta ed elitaria.
Viene composto ed eseguito in tutto il mondo e prende molteplici aspetti a seconda delle diverse tradizioni musicali e personali dei musicisti.

Il jazz è arrivato nel periodo d'oro ad un tale livello di perfezione di esecuzione e di composizione che non sarà più possibile superarlo.

Avremo ed abbiamo altri bravi esecutori ma non più artisti del calibro dei nomi che abbiamo letto e che saranno argomento dei prossimi articoli.
Il jazz oggi è un continuo ripetere il be bop, il cool e l'hard bop, se pur con le più fantasiose variazioni, qualcuna anche molto bella.

La stessa cosa accadrà, e lo vedremo insieme, al classic rock degli anni 70.

Quando si arriva a questi livelli, a questi talenti, a queste ispirazioni, quando si arriva al massimo, il resto non può che essere in discesa.

domenica 28 marzo 2010

23 - Sonny Rollins

Theodore Walter Rollins nasce nel 1930, sassofonista, uno dei più capiscuola dell'hard bop.

Inizia a suonare da bambino prima il sassofono contralto per passare definitivamente al sax tenore nel 1946, quando entra nel suo primo gruppo gli Harlem Rollin'.

Grande perfezionista studia attentamente gli idoli del sassofono degli anni 40, da Coleman Hawkins,a Lester Young,a Charlie Parker, ne prende spunto, ne sintetizza gli stili fino a formarne uno suo assolutamente innovativo.


Nel 1949 ha raggiunto un notevole livello di perfezione, suona con Bud Powell, Fats Navarro e J.J. Johnson.

Nei primi anni '50 suona con gli artisti suoi coetanei che scriveranno con lui la storia di questa musica, suona con Miles Davis, con cui si troverà spesso nel corso degli anni, e con Thelonius Monk.




La sua bravura diventa leggendaria, bravura ottenuta non solo da un talento innato, ma soprattutto da uno studio che non si è mai fermato e che anzi negli anni lo porterà a fermarsi, a prendersi dei periodi sabbatici dedicati allo studio, alla riflessione, alla filosofia orientale.

Memorabili le sue esercitazioni notturne sul famoso ponte dell'Est River, il Williamsburg Bridge, o altrettanto famose le sue esibizioni al Museo di Arte Moderna di New York dove suonava da solo tenendo delle vere e proprie lezioni di musica.


Nel 1954 registra con Miles Davis l'album Bags' Groove dove suona in brani come Oleo, Doxy e Aireign, nel 1956 con Thelonius Monk registra Brilliant Corners.

Sono i primi suoi lavori come solista che dimostrano lo straordinario livello di perfezione raggiunta sia conme strumentista che come compositore.

Nel 1955 entra nel quintetto di Clifford Brown e Max Roach.


Iniziano una serie memorabili d'incisioni che lo poiettano nel firmamento del jazz come il miglior sassofonista dai tempi di Charlie Parker.

Nel 1956 registra uno splendido album entrato nella storia Saxophone Colussus e nello stesso anno lo splendido Tenor Madness dove in un brano suona con John Coltrane.

Nel 1958 un altro capolavoro Freedom Suite.

Nel 1959, già all'apice della carriera, si prende due anni di riposo per studiare il rapporto fra improvvisazione e struttura, ricomincia a studiare lo strumento dalle basi teoriche.

E' in questi due anni che per evitare le proteste dei vicini si esercita sul ponte dell'East River, qui spesso lo raggiungeva Steve Lacy che con il suo sax soprano era anche lui in una fase di studio e di riflessione.

Ritorna sulle scene ed inizia a suonare con due sideman di Ornette Coleman, il trombettista Don Cherry e il batterista Billy Higgins, incide con loro sei album, il più bello è The Bridge del 1962, così intitolato a ricordo delle mitiche sedute al Williamsburg Bridge.

Si ritira nuovamente dal 1969 al 1971, ritorna ma inizia a suonare con giovani band un jazz molto commerciale, quasi fusion.

E' un periodo che non è stato mai compreso fino in fondo, pubblica ben 18 album, di cui 5 live, di qualità molto scarsa e certamente non all'altezza della sua carriera e della sua arte.

Nel 1985 incide The Solo Album e nel 2000 vince il Grammy Award per This Is What I Do.

Negli ultimi anni è tornato al suo jazz,ha ripreso a fare concerti, dimostrando che anche da over 70 rimane il numero uno dello strumento principe del jazz.
Ha ripreso alla grande, è tornato a fare musica e nello spirito più puro del jazz, elaborando i suo brani e la sua musica, trasformandola, con quella improvvisazione, basilare per questa musica, e di cui rimane un grande maestro.


Nel 2007 è uscito il suo ultimo album da studio Sonny Please, un disco molto bello, dal suono classico, dove suona con un quintetto pianoless 7 brani di cui 4 originali da lui composti e 3 cover tutte ballads.

Un album registrato quando aveva 76 anni, e dove suona con la stessa energia e con la stessa passione, a livelli che può permettersi solo un grande uomo e un grande musicista.

mercoledì 3 giugno 2009

10 - I Grandi del Jazz:Sonny Rollins-Stan Getz-Sydney Bechet

Sydney Bechet

(1897-1959) suonava il clarinetto e il sax soprano.
Nel 1919 partecipa ad una delle prime apparizioni in Europa di orchestre nere, la Will Marion Cook's Syncopated Orchestra e la Louis Mitchell's Jazz Kings.
In uno di questi concerti era presente il giovane Ernst Ansermet, futuro prestigioso direttore di orchestra, che recensì in termini molto favorevoli l'assolo di Bechet nel brano Characteristic Blues, su una rivista musicale svizzera, la "Revue Romande".
Questo scritto, pubblicato nel 1919, si può considerare il primo articolo di critica musicale dedicato al jazz.
Tornato negli Stati Uniti, nel 1923 si unisce al gruppo di Clarence Williams che fu tra i primi a incidere brani di jazz su disco.
In particolare le primissime due incisioni, Wild Cat Blues e Kansas City Man Blues del 1923 lo vedono unico protagonista dall'inizio alla fine, con gli altri strumenti in posizione di rincalzo.
Si tratta dei primissimi esempi di improvvisazioni jazzistiche, e il tutto con una sincopazione dello swing, non più rigidamente martellante e da marcia militare, come quella del ragtime.
Queste esecuzioni precedono di un anno quelle leggendarie di King Oliver e mostrano una libertà d'improvvisazione maggiore del gruppo di Oliver.
Il linguaggio solistico di Bechet, sebbene ancora non del tutto maturo come lo diventerà nella seconda metà degli anni '20 (ma questo vale anche per l'altro grande primo improvvisatore del jazz, Louis Armstrong), è davvero il primo esempio di improvvisazione jazz documentata su disco.
Un'altra collaborazione importante dei primi anni venti fu quella con la prima orchestra di Duke Ellington, che prese molto dello stile di Bechet in termini di swing e sonorità.
È plausibile affermare che come Fletcher Henderson apprese il linguaggio ritmico del jazz durante il passaggio di Louis Armstromg nella sua orchestra, lo stesso sia accaduto ad Ellington con Bechet.
Dal 1925 al 1929 Bechet fece di nuovo una lunga tourneè in Europa, durante questo secondo soggiorno europeo suonò nello spettacolo della Revue Negre, in cui cantava Josephine Baker.
Nel 31 si unì all'orchestra di Noble Sissle e ritornò in America, dove incide Polka Dot Rag nel 1934 e Dear Old Southland nel 1937.
Incide anche con i Noble Sissle's Swingsters, un piccolo gruppo costituito con elementi dell'orchestra, e ottiene un grande successo commerciale, con Characteristic Blues nel 1937.
Malgrado ciò, nel 1938 Bechet è costretto a un momentaneo ritiro dalle scene.
La musica in voga era lo swing delle grandi orchestre, le big band bianche di Benny Goodman, Artie Shaw e Glenn Miller.
Lo stile fiorito di Bechet appariva superato, e l'orchestra di Noble Sissle legata a uno stile musicale meno fluido dello swing.
Bechet si adattò ad aprire una sartoria, ma nel 1939 incide uno dei suoi capolavori, una eccezionale interpretazione di Summertime al sax soprano, brano da poco composto da Gershwin.
Torna a suonare in pubblico, continua ad incidere per la Blue Note per tutti gli anni 40.
Nel 1949 partecipa alla famosa serie di concerti di jazz alla Salle Pleyel di Parigi.
Il successo fu così grande che decide di stabilirsi definitivamente in Francia dove compone Petite Fleur.
Muore nel 1959 per un tumore.

Sonny Rollins

nasce nel 1930 sassofonista e compositore, uno dei più importanti caposcuola dell’ hard bop.
Alla fine degli anni 40 aveva raggiunto un livello di bravura tale da poter cominciare a suonare con i musicisti suoi idoli, e con i suoi coetanei che stavano facendo la storia del jazz, tra cui Miles Davis, con cui si sarebbe ritrovato più volte nel corso degli anni.
Nel 55 sostituì Harold Land nel quintetto di Clifforsd Brown e Max Roach.
Negli anni successivi realizza molte incisioni che lo proiettano nel firmamento del jazz con la considerazione di miglior sassofonista dai tempi di Charlier Parker.
Nella seconda metà degli anni '50 registra, molto spesso insieme a Roach, alcuni dei suoi lavori più importanti: il fondamentale Saxophone Colossus, Tenor Madness (in cui lo si può ascoltare in una spettacolare gara con John Coltrane appena approdato al quintetto di Miles Davis), The Freedom Suite.
La celebrità che accompagnò Rollins in questo periodo non spense mai il suo innato desiderio di apprendere e di evolversi, un impulso che egli stesso attribuisce alla volontà di competere con i suoi fratelli maggiori.
Si ritira per studiare di nuovo lo strumento e dal 59 al 61 è solito andare a provare su un ponte sull'East River, dove talvolta lo raggiunge Steve Lacy anch'egli alle prese con una pausa di riflessione sulla sua musica.
Ritorna sotto i riflettori e comincia a lavorare con il trombettista Don Cherry ed il batterista Billy Higgins, già sidemen di Ornette Coleman, con i quali incide sei album.
The Bridge è uno dei più conosciuti ed è così intitolato a ricordo delle sue sedute di studio sul Williamsburg Bridge.
Si ritira nuovamente tra il 69 e il 71 per tornare nel 72 alla guida di giovani band e un jazz più commerciale.
La spinta continua ad elaborare nuova musica traendo ispirazione da quella vecchia fa parte dello spirito jazz, e Rollins ne è un portavoce.
Negli utlimi anni è tornato ai concerti dal vivo ed alla improvvisazione, dimostrando quasi ottantenne, di essere ancora il numero 1 nello strumento principe del jazz.

Stan Getz

(1927-1991) sassofono tenore, famoso nel cool jazz per il suo modo di suonare pieno di lirismo e calore.
Nei primi anni di carriera militò nelle principali orchestre del tempo: quella di Stan Kenton nel 44 , di Jimmy Dorsey nel 45 e in quella di Benny Goodman nel biennio 45-46.
Nel 1947 si trovò nel complesso di Tommy De Carlo con altri tre sassofonisti, Jimmy Giuffrè, Herbie Stewart e Zoot Sims.
I quattro vennero notati da Ralph Burns, arrangiatore di Woody Herman, e scritturati in blocco per la costituzione della sua seconda grande orchestra.
Getz in quegli anni rappresentò la voce solista del gruppo di Herman.
Il suo ruolo viene immortalato nella travolgente Four Brothers, nome del brano, ma anche nomignolo dei quattro sassofonisti creatori del Four Brothers Sound.
La stagione d'oro di Getz è fra gli anni 50 e 60, dove utlilzzando un fraseggio limpido e pacato, contribuì a proseguire e a rivalutare l'opera di Lester Young, ispiratore dei più grandi sassofonisti di quegli anni.
Nel periodo d'oro del cool jazz Stan Getz venne offuscato dalla ingombrante figura di Gerry Mulligan, sassofonista simbolo del periodo.
Mulligan fu un grandioso innovatore e sperimentatore ma come strumentista non raggiunse le vette di creatività e di ispirazione proprie di Stan Getz.
Nel 58 si trasferì in Danimarca per sfuggire alla legge americana che lo perseguiva per consumo di droga.
Ritornò dopo tre anni, ma faticò parecchio a trovare ingaggi e una band stabile.
Dopo 10 anni di ininterrotto dominio delle classifiche come miglior sassofonista nelle riviste specializzate Getz era passato di moda e suonava prevalentemente in locali semivuoti dove una settimana prima aveva suonato Miles Davis.
Getz si doveva accontentare di suonare solo nei week-end e a paga decurtata.
Si aprì all'inizio degli anni 60 la stagione della bossa nova di cui Stan Getz diventò uno dei più fervidi sostenitori e con Charlie Byrd incide Jazz Samba dove suona brani di Antonio Carlos Jobim.
Il disco, e in particolare il singolo Desafinado ebbero uno straordinario successo commerciale al punto che l'album è considerato il disco di jazz più venduto di ogni tempo.
Con Joao Gilberto e la moglie Astrud realizza nel 63 lo storico album Getz/Gilberto.
La canzone The Girl from Ipanema, cantata in inglese da Astrud Gilberto, bissò il successo di Desafinado diventando la più popolare e interpretata canzone brasiliana, ma anche jazz, di ogni tempo.
Gli anni sessanta lo videro famoso in tutto il mondo per questi brani.
Da sperimentatore, qual è ogni stella del jazz, Getz continuò a ricercare strade nuove e con Chick Corea e Stanley Clarke fece una incursione nel campo della fusion, ma senza molta fortuna.
Dal 1987 in poi, decide seriamente di impegnarsi per la sua disintossicazione ed inizia a collaborare con il pianista Kenny Barton, ma con il fisico gravemente debilitato muore per un cancro al fegato nel 1991.

sabato 23 maggio 2009

Il Jazz: storia ed evoluzione dal 1940 al 1960


L'avvento della seconda guerra mondiale pose fine al periodo delle grandi orchestre, la maggior parte delle quali, nel corso del decennio, dovettero chiudere.
Nel 1945 un gruppo di giovani musicisti si ritrovavano fino a tarda ora alle jam session che si tenevano in due locali di Harlem, il Minton's Playhouse e il Monroe's, da loro nacque uno stile jazzistico nuovo, il be bop.
Questo stile che, con una parola ricorda il suono di una cadenza di due note che ricorre nei brani, venne prima detto rebop, poi bebop o semplicemente bop: Be-Bop fu anche il titolo di un brano inciso da Dizzy Gillespie nel 1945, che si può dire segni l'inizio ufficiale del movimento.
Il bebop riprendeva molte delle lezioni della musica recente, insegnate da protagonisti come Coleman Hawkins, Art Tatum e Lester Young, aggiungendovi un nuovo approccio al trattamento armonico dei brani, tempi velocissimi, propulsione ritmica non convenzionale e, per la prima volta dalla nascita del jazz, scarsissimo riguardo per la ballabilità e commerciabilità della produzione musicale.
I pionieri indiscussi del genere furono il sax alto Charlie Parker e il trombettista Dizzie Gillespie.
Nel breve periodo in cui suonarono assieme i due formalizzarono e resero popolare lo stile che avevano inventato, documentato in una serie di incisioni storiche che essi fecero per la Dial Records.
Altri protagonisti del bop furono: il pianista e compositore Thelonius Monk e il suo amico (anch'egli pianista) Bud Powell, il batterista Kenny Clarke, il trombettista Fats Navarro, il sassofonista Sonny Rollins, il batterista Max Roach sono solo alcuni dei principali protagonisti di questo movimento.
Gli atteggiamenti non solo musicali e le dichiarazioni dei bopper crearono una frattura generazionale con molti dei musicisti che li avevano preceduto (uno dei più noti critici dei bopper fu Louis Armstrong).
La frattura si estese anche al grande pubblico che proprio in questo periodo abbandonò il jazz per rivolgersi ad altri generi: il jazz, dopo avere dominato le classifiche per decenni, divenne quasi di colpo una musica d'arte, che cercava il suo pubblico tra gli artisti e gli intellettuali.
Avvertendo gli umori del pubblico, in gran parte sfavorevoli alle complessità e alle asprezze del nuovo genere, Gillespie tentò di smussarne gli spigoli in vari modi: uno dei più proficui si rivelò la contaminazione della sua musica con elementi di musica afro cubana. L'esperimento non ebbe molto successo ma il rapporto tra jazz e musica latino americana avrebbe continuato nel tempo.
La reazione agli aspetti più estremi dello stile bebop iniziò già alla fine del decennio, ad opera di musicisti che avevano militato (e che a volte continuarono a farlo) nel movimento boppista.
Questo movimento, che dalle sue caratteristiche melodiche e rilassate, prese il nome di cool jazz, si sviluppò tra la fine degli anni 40 e l'inzio degli anni 50 e fu uno dei primi casi in cui uno stile nato a New York migrò sulla costa trovando più seguaci in California che nella zona di origine.
La data di nascita convenzionale del movimento viene di solito fissata nel 1949 con la registrazione dell'album Birth of Cool di Miles Davis, suonato con Gerry Mulligan e Lee Konitz.
Altri protagonisti del movimento cool sarebbero stati il trombettista Chet Baker (che si rivelò attraverso la sua partecipazione ad un famoso quartetto pianoless capeggiato da Gerry Mulligan) , i pianisti Lennie Tristano e il sassofonista Stan Getz.
Il cool jazz piaceva soprattutto ad un pubblico di nicchia, come era già accaduto per il bebop.
Il divorzio tra il jazz e il grande pubblico era definitivamente sancito.
Nello stesso tempo (siamo ormai all'inizio degli anni 50) i bopper sentivano il bisogno di una maggiore accettazione da parte dell'industria dell’intratteni-mento, e abbandonato il periodo dello sperimentalismo iniziarono a creare formazioni il cui scopo era fare musica più orecchiabile non tanto per il grande pubblico, (fedele al genere pop e che presto avrebbe cominciato ad ingrossare il pubblico di un nuovo genere chiamato rock) quanto per il pubblico colto di classe media che aveva trovato nel jazz la colonna sonora ideale per le proprie serate.
Mentre lo stile di vita autodistruttivo esemplificato da Parker apriva vuoti tra le loro fila (lo stesso Parker morirà, non ancora trentacinquenne, nel 1935) i giovani musicisti che erano stati i protagonisti del movimento bebop e che non passarono al cool addomesticarono il bebop che in parte mutò volto e nome divenendo hard-bop.
La musica Jazz si può considerare come un varco verso altri mondi musicali: un genere che, partendo dalle forme popolari del blues (si può dire che tutta la musica moderna discende dal blues), degli spiritual e incorporando via via altre forme di musica nera (ad esempio il ragtime degli anni 1920) arrivò ad utilizzare una base come punto di partenza per modificare di continuo il modulo armonico.
Tutta la musica jazz è stata definita come colta, appunto per il presupposto della conoscenza della musica classica e dei vari generi musicali.
Il passaggio di qualità può attribuirsi a George Gershwin, musicista di grande valore, figlio di emigranti russi, morto giovanissimo ma che ebbe dei maestri importanti e fu ispirato da autori come Debussy e Ravel.
La sua produzione è incredibilmente vasta, ma restano più valide le opere definite minori (circa 700), utilizzate ancora oggi come inesauribili fonti di ispirazione.

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