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martedì 5 novembre 2013

I Grandi del Jazz: 25 - Miles Davis




(1926-1991) compositore e trombettista, è considerato uno dei più influenti, innovativi ed originali e geniali musicisti di questo secolo.




Dotato di uno stile inconfondibile ed una incomparabile gamma espressiva, per quasi trent'anni è stato una figura chiave del jazz e della musica moderna.

Nel 1943, a 17 anni, suona con Eddie Randle dove incontra Fats Navarro con il quale diventerà grande amico.
Più tardi racconterà nella sia biografia che all'epoca possedeva in tutto tre dischi, uno di Lester Young, uno di Coleman Hawkins e uno di Duke Ellington, artisti che sono stati le basi del suo stile.




Nel settembre del 44 dopo il diploma, si trasferisce a New York per studiare ma soprattutto per suonare con Charlie Parker e Dizzy Gillespie.





Suonavano tutte le sere dalle 21,00 alle 05,00 del mattino, suonavano con Thelonius Monk, suonando e studiando, bevendo e facendo uso di droga, sempre più pesante.

Il be bop e tutto il jazz moderno nascono da queste folli session.

Davis è un continuo laboratorio e nello spirito più puro del jazz, continuerà sempre a studiare,a creare nuovi stili, sperimentando sempre, senza fermarsi.
Grazie a lui nasce il cool,l'hard bop, il modal,il jazz elettrico o jazz-rock e il fusion.
Praticamente tutto lo sviluppo della musica nel periodo d'oro degli anni 60 e 70 gira attorno a Mile Davis.




La sua fama di strumentista dalle sonorità inconfondibilmente languide e melodiche, il suo atteggiamento innovatore (peraltro mai esente da critiche), la sua figura di personaggio pubblico,hanno creato il mito già dai primi anni '60.




Il suo è un caso abbastanza raro: fu infatti uno dei pochi jazzmen in grado di realizzarsi anche commercialmente e forse l'ultimo ad avere anche un profilo di star dell'industria musicale.

Grande leader e trascinatore,dotato di una personalità laconica e difficile, spesso scontrosa, accentuata da una voce roca e raschiante, era nella realtà una persona timida, gentile e spesso insicura, che utilizzava l'aggressività come difesa.
Come strumentista Davis non fu mai un virtuoso, ma è tuttavia considerato da molti uno dei più grandi trombettisti jazz, non solo per la forza innovatrice della composizione, ma anche per il suo suono, che divenne praticamente un marchio di fabbrica , che in dischi come Kind of Blue trova la sua massima espressione.





Nel maggio del 1945 entra per la prima volta in sala d'incisione al posto di Gillespie che lascia il gruppo di Parker per problemi caratteriali.






Problemi, legati anche al consumo di eroina, che nel 1948 lo convincono a lasciare anche lui e a formare con Gil Evans un gruppo insolito, un nonetto con tuba e corno francese.
Con questo gruppo incide il famoso Birth of the Cool, con il quale realizza la sua prima evoluzione, la corrente chiamata appunto cool jazz.

Gli inizi degli anni 50 sono il primo periodo della sua graduale sparizione dalle scene,debilitato da una seria dipendenza dall'eroina e dall’alcool,decide di curarsi.





Nel 1954 riesce a vincere la fase acuta della dipendenza con l'aiuto e l'incoraggiamento del padre e per diversi mesi, per evitare ricadute, si isola completamente dal suo ambiente, rimane lontano dalla scena di New York fino a che non si sente pronto a ricominciare.





Nonostante questi problemi gli anni fra il 1950 e il 1954 rimangono un periodo molto importante per la sua evoluzione, non tiene spettacoli dal vivo ma incide molto in studio e collabora con diversi artisti.
I lavori di questi anni fotografano bene la sua personalità, studia moltissimo, pone le basi per i suoi lavori sia come compositore che come solista.
Come compositore conclusa l'esperienza iniziata con i complessi arrangiamenti di Birth of the Cool, passa a strutture armoniche semplici a cui sovrappone melodie lineari e aggraziate, che permettono una grande libertà di variazione in sede di esecuzione.
Come solista mette a punto il materiale che per molti anni elaborerà e sfrutterà nei suoi assoli, come nella title track di Walkin' e le due versioni di Bag's Groove.
Allo stesso modo affina il suo approccio alle ballad, che saranno il suo cavallo di battaglia fino a quando, all'inizio degli anni '80, deciderà di non suonarle più.


Per il suo ritorno alla ribalta sceglie il Festival di Newport del 1955 dove ottiene un grande successo con il suo leggendario assolo su Round Midnight accompagnato al piano da un grande Thelonious Monk.


Nel 1955 forma un quintetto con John Coltrane.
E' con questo gruppo che consolida il suo suono limpido, privo di vibrato, molto spesso ammorbidito dall'uso di una sordina Harmon, con un fraseggio rilassato.
Questa sonorità è così caratteristica da far classificare come "davisiano" ogni trombettista che vi si avvicini anche occasionalmente.

Nel 1957 scioglie il gruppo per i soliti problemi legati alla droga, lo riformerà l’anno dopo e con la presenza di Cannonball Adderly incide il suo capolavoro, l’album Milestones.

Nel 1959 incide Kind of Blue, un album che rivoluziona il jazz e che inaugura il modale.





Nel 1963 forma un nuovo quintetto con il quale incide lo stesso anno Seven Steps to Heaven e My Funny Valentine l’anno dopo, poi Four & More e In Europe nel 1964.
Questi album, che sono spesso considerati di transizione, sono il canto del cigno dell'hard bop.





Seguono, tra il 1966 e il 1968, altre produzioni di ottimo livello: Miles Smiles, Sorcerer, Nefertiti, Miles in the Sky e Files de Kilimanjaro, che vedono, negli ultimi due lavori, l'inserimento di strumenti elettrici (pianoforte, chitarra e basso) in un chiaro anticipo della fase fusion della sua carriera artistica.

Nel 1965 riprendono i problemi con la droga che lo costringono a fermarsi.

Alla fine degli anni 60 incide In a Silent Way e Bitches Brew, che fondendo per la prima volta alla perfezione il jazz con il rock, pongono le basi di un genere che sarà conosciuto semplicemente come fusion.
Bitches Brew è il suo primo disco d'oro, vende più di mezzo milione di copie, e lo proietta tra le stelle della scena rock.






Inizia a partecipare ai grandi concerti allora in voga, suona con i Grateful Dead, con Carlos Santana e con Steve Miller, accetta ingaggi ridotti pur di poter prendere parte a questo tipo di manifestazioni.






Le sue partecipazioni gli mettono contro tutti i puristi del jazz che lo accusano di essersi venduto, lo criticano per i suoi guadagni.

Nel 1970 prende parte al più grande festival rock della storia, quello dell'Isola di Wight, davanti a 600.000 spettatori.
Durante il concerto si accorda con Jimi Hendrix per un progetto discografico, purtroppo l'idea non vedrà mai la luce per la morte pochi mesi dopo del grande chitarrista.

Nel 1975 Miles inizia a ridurre la sua produzione discografica, il suo fisico è debilitato da anni di alcool e droga, è tormentato da diversi malanni: diabete, artrite (a causa della quale l'anno dopo dovrà operarsi all'anca), ulcera e problemi renali.
E' depresso, continua a drogarsi (soprattutto cocaina, marijuana e narcotici) e beve in maniera smisurata.





I suoi concerti vengono regolarmente stroncati.
La fusion che ha inventato dilaga, come già era accaduto per il cool jazz e per tutte le sue intuizioni.







Non gli sembrava giusto che i suoi ex musicisti ne godessero i frutti, pensava di non ricevere abbastanza riconoscimenti, pensava che il suo immenso talento, di cui si rendeva benissimo conto, non venisse universalmente apprezzato e questo nonostante guadagnasse più di mezzo milione di dollari l'anno, una somma enorme per l'epoca.

Si ritira dalle scene e smette di studiare e di esercitarsi.

I cinque anni che seguono sono un periodo di totale dipendenza dalla droga, dal sesso, dai comportamenti psicotici e dal graduale, crescente isolamento, che lo porta lontano da tutto e da tutti.

La sua assenza crea clamore e la sua leggenda continua a crescere.

Nel 1981 torna alla musica ma è l’ombra di sè stesso anche se i suoi album ottengono comunque un buon successo commerciale.






Nell'estate del 1991, i suoi amici ed ex collaboratori organizzano per lui un grande concerto nel corso del quale, per la prima volta dopo anni, accetta di suonare di nuovo i pezzi che lo avevano reso famoso ai tempi dei due quintetti.





Il 28 settembre 1991 un attacco di polmonite lo stronca all'età di 65 anni.

Nel 1992 esce postumo l'album Doo-Bop, il suo ultimo lavoro, dove per l'ennesima volta Miles inventa un nuovo genere musicale, l'Acid Jazz (un jazz che si miscela al funk, hip hop e rap).

Un artista che ha rappresentato come nessun altro lo spirito puro di questa musica, un vero artista che non ha mai smesso di studiare e di sperimentare.
Un artista fermato anche lui come tanti altri dalla droga, droga che lo ha sempre condizionato, che lo ha costretto a fermarsi per diversi anni, che ha bloccato la sua continua evoluzione.

Rimane la sua impronta indelebile e i suoi lavori ancora oggi oggetto di studio, lavori che fanno parte integrante della storia della musica.

martedì 3 settembre 2013

I Grandi del Jazz: 23 - Sonny Rollins




Theodore Walter Rollins nasce nel 1930, sassofonista, uno dei più capiscuola dell'hard bop.

Inizia a suonare da bambino prima il sassofono contralto per passare definitivamente al sax tenore nel 1946, quando entra nel suo primo gruppo gli Harlem Rollin'.




Grande perfezionista studia attentamente gli idoli del sassofono degli anni 40, da Coleman Hawkins,a Lester Young,a Charlie Parker, ne prende spunto, ne sintetizza gli stili fino a formarne uno suo assolutamente innovativo.



Nel 1949 raggiunge un notevole livello di perfezione, suona con Bud Powell, Fats Navarro e J.J. Johnson.

Nei primi anni '50 suona con gli artisti suoi coetanei che scriveranno con lui la storia di questa musica, suona con Miles Davis, con cui si troverà spesso nel corso degli anni, e con Thelonius Monk.








La sua bravura diventa leggendaria, bravura ottenuta non solo da un talento innato, ma soprattutto da uno studio che non si è mai fermato e che anzi negli anni lo porterà a fermarsi, a prendersi dei periodi sabbatici dedicati allo studio, alla riflessione, alla filosofia orientale.





Memorabili le sue esercitazioni notturne sul famoso ponte dell'Est River, il Williamsburg Bridge, o altrettanto famose le sue esibizioni al Museo di Arte Moderna di New York dove suonava da solo tenendo delle vere e proprie lezioni di musica.




Nel 1954 registra con Miles Davis l'album Bags' Groove dove suona in brani come Oleo, Doxy e Aireign, nel 1956 con Thelonius Monk registra Brilliant Corners.

Sono i primi suoi lavori come solista che dimostrano lo straordinario livello di perfezione raggiunta sia conme strumentista che come compositore.



Nel 1955 entra nel quintetto di Clifford Brown e Max Roach.




Iniziano una serie memorabili d'incisioni che lo poiettano nel firmamento del jazz come il miglior sassofonista dai tempi di Charlie Parker.




Nel 1956 registra uno splendido album entrato nella storia Saxophone Colussus e nello stesso anno lo splendido Tenor Madness dove in un brano suona con John Coltrane.




Nel 1958 un altro capolavoro Freedom Suite.

Nel 1959, già all'apice della carriera, si prende due anni di riposo per studiare il rapporto fra improvvisazione e struttura, ricomincia a studiare lo strumento dalle basi teoriche.





E' in questi due anni che per evitare le proteste dei vicini si esercita sul ponte dell'East River, dove spesso lo raggiungeva Steve Lacy che con il suo sax soprano era anche lui in una fase di studio e di riflessione.




Ritorna sulle scene ed inizia a suonare con due sideman di Ornette Coleman, il trombettista Don Cherry e il batterista Billy Higgins.





Incide con loro sei album, il più bello è The Bridge del 1962, così intitolato a ricordo delle mitiche sedute al Williamsburg Bridge.

Si ritira nuovamente dal 1969 al 1971, ritorna ma inizia a suonare con giovani band un jazz molto commerciale, quasi fusion.

E' un periodo che non è stato mai compreso fino in fondo, pubblica ben 18 album, di cui 5 live, di qualità molto scarsa e certamente non all'altezza della sua carriera e della sua arte.







Nel 1985 incide The Solo Album e nel 2000 vince il Grammy Award per This Is What I Do.








Negli ultimi anni è tornato al suo jazz,ha ripreso a fare concerti, dimostrando che anche da over 70 rimane il numero uno dello strumento principe del jazz.

Ha ripreso alla grande, è tornato a fare musica e nello spirito più puro del jazz, elaborando i suo brani e la sua musica, trasformandola, con quella improvvisazione basilare per questa musica, di cui rimane un grande maestro.






Nel 2007 è uscito il suo ultimo album da studio Sonny Please, un disco molto bello, dal suono classico, dove suona con un quintetto pianoless 7 brani di cui 4 originali da lui composti e 3 cover tutte ballads.





Un album registrato quando aveva 76 anni, e dove suona con la stessa energia e con la stessa passione, a livelli che può permettersi solo un grande uomo e un grande musicista.

Nel 2010 ha festeggiato il suo ottantesimo compleanno con un tour che il 16 novembre lo ha visto partecipare al Bologna Jazz Festival.

E' ancora in stupenda piena attività.


Discografia Essenziale

1951 - Sonny Rollins Quartet 1951 - Sonny Rollins with the Modern Jazz Quartet 1954 - Sonny Rollins Quintet
1956 - Saxophone Colossus 1956 - Tenor Madness (con in un brano JohnColtrane) 1957 - Way Out West (con Ray Brown e Shelley Manne)
1958 - Freedom Suite (con Oscar Pettiford e Max Roach) 1962 - The Bridge 1962 - The Quartets Featuring Jim Hall 1962 - What's New? 1962 - On the Outside (con Don Cherry) 1963 - Sonny Rollins 1964 - Sonny Rollins & Co.
1985 - The Solo Album 1987 - Dancing in the Dark 1995 - Without a Song 2000 - This Is What I Do 2006 - Sonny, Please

sabato 2 marzo 2013

I Grandi del Jazz: 17 - Dizzy Gillespie





John Birks Gillespie (1917-1993) trombettista.
Negli anni 40 è l'artefice, con Charlie Parker, della nascita del Be Bop.






Inizia a suonare la tromba a 12 anni.
Nel 1935 entra prima nel gruppo di Frankie Fairfax e poi ha la sua prima registrazione nella band di Teddy Hill dove sostituisce Roy Eldrige.
Alla fine degli anni 30 suona con le orchestre di grandi del jazz come Cab Calloway, Jimmy Dorsey e Lionel Hampton, incontra Coleman Hawkins che lo indirizza verso uno stile più moderno.



Nei primi anni 40 suona al mitico Minton's Playhouse con Oscar Pettiford al basso e Kenny Clarke alla batteria, un gruppo leggendario, considerato la prima formazione bop della storia.
Il Minton in quegli anni diventa una palestra dove iniziano a suonare artisti del calibro di Thelonius Monk, Bud Powell e Max Roach, e dove nasce e si sviluppa il nuovo jazz.




Nel 1943 è nell'orchestra di Earl Hines dove incontra Charlie Parker, Billy Eckstine e Sarah Vaughan.
L'anno dopo Eckstine forma la sua orchestra,lo raggiungono Dizzy e Parker, i loro tour fanno conoscere il beb bop fuori dei locali di New York.


Il Be Bop però rimane quello del Minton dove Gillespie con Parker, Max Roach, Bud Powell e Oscar Pettiford hanno fatto la storia di questa musica e inventato di fatto il jazz moderno.

I brani di Gillespie come Groovin' High, Woody n' You, Anthropology, Salt Peanuts e la celeberrima A Night in Tunisia furono per l'epoca rivoluzionarie, impervava lo swing dell'orchestre bianche, un jazz ballabile completamente diverso da quello che stava nascendo al Minton.


Il bebop era anche uno stile di vita e un nuovo modo di porsi per gli afro americani, i musicisti neri si stavano riappropriando del loro jazz, una musica che nata nei bordelli di New Orleans era sta trasformata dall'industria discografica dei bianchi in musica da ballo.






Il loro jazz non era quello, era la loro espressività, il loro modo di suonare, il jazz doveva tornare ad essere nero.







Il be bop era formato da piccoli gruppi normalmente di quattro persone, anche questo in contrasto con le grandi orchestre dello swing.

Non era facile per i boppisti,spesso il loro linguaggio non era capito o addirittura osteggiato e non era sempre facile trovare ingaggi e locali disposti a rischiare.

I neri alzavano la testa e si riprendevano la loro storia e la loro tradizione.





Il bebop però durò poco: nel 1949 Charlie Parker inizia a suonare con Miles Davis.






Gillespie forma un quintetto con John Lewis, Milt Jackson,Kenny Clarke e Ray Brown, quello che poi diventerà un altro gruppo mitico, il Modern Jazz Quartet.

Il canto del cigno del vero bebop fù il concerto del 1953 di Charlie Mingus, Charlie Parker, Max Roach e Bud Powell, in uno dei più famosi live della storia del jazz.

Gli subentra l'hard bop di Clifford Brown, ma anch'esso sarà di breve durata, il trombettista morirà nel 1956 a solo 26 anni in un incidente stradale.



Restando sempre fedele al suo be bop, preferiva però le grandi formazioni dove poteva esprimersi meglio come solista e come leader.




Era un grande intrattenitore, il suo carattere comico e allegro, le sue battute erano famose e le sue Dizzy Gillespie Big Band giravano il mondo, anche se talvolta finivano per sciogliersi perchè troppo costose.

Altra sua grande passione fu la musica caraibica e sudamericana, uno dei primi esperimenti, peraltro molto ben riusciti, di fusion fra jazz e ritmi afro cubani.
Brani famosi di questo genere sono Manteca e Tin Tin Deo.



Nonostante questo e a differenza di Miles Davis e in parte di Charlie Parker, Gillespie come detto rimase sempre fedele al suo stile, al suo be bop.




Negli anni 50 iniziò ad adoperare la sua caratteristica tromba con la campana piegata verso l'alto e divenne famoso per la grandezza del rigonfiamento delle sue guance.
Il perchè della strana forma del suo strumento fu oggetto di molte dicerie, ma il vero motivo era semplice: una sera, dopo un concerto, la tromba cadendo si piegò.
La campana al contrario gli piacque e decise di non farla più riparare.




Negli anni 80 guida la United Nations Orchestra tralasciando in parte il jazz.






Negli ultimi anni rallenta molto la sua attività, insegna,forma una sua scuola.
Suona ancora soprattutto con i suoi allievi Arturo Sandoval e Jon Faddis.

Ha sempre seguito la fede Baha'ì (una religione nata in Iran a metà dell'800 che segue gli insegnamenti del fondatore Bahàu'llàh) e ne è stato uno dei più famosi adepti.







Muore di cancro al pancreas nel 1993 a 75 anni.








Un grande artista,uno stupendo musicista, uno dei padri fondatori del jazz che oggi ascoltiamo.
Da ascoltare con grande attenzione.

mercoledì 6 giugno 2012

La Storia del Jazz, dal 1940 al 1960




Con la seconda guerra mondiale finiscono lo swing e le grandi orchestre, chiudono le grandi sale da ballo e la società americana inizia a cambiare.
Lentamente i neri cominciano ad essere accettati ed il jazz e la musica tutta saranno un valido aiuto alla loro integrazione.





Nasce il be bop: nel 1945 un gruppo di giovani musicisti si ritrovano fino a tarda ora alle jam session che si tengono in due locali di Harlem, il Minton's Playhouse e il Monroe's, da loro nasce un nuovo modo di fare jazz.
Questo stile che, con una parola ricorda il suono di una cadenza di due note che ricorre nei brani, venne prima detto rebop, poi bebop o semplicemente bop.
Be-Bop è anche il titolo di un brano inciso da Dizzy Gillespie nel 1945, che si può dire segni l'inizio ufficiale del movimento.

Il be bop è un passaggio fondamentale, è il momento in cui l'afro americano riprende il possesso della sua musica,stravolta dallo swing dei bianchi.
Lo stile già abbozzato da artisti come Coleman Hawkins, Art Tatum e Lester Young,aggiunge un nuovo approccio armonico, tempi velocissimi, propulsione ritmica non convenzionale e finalmente uno scarsissimo riguardo alla commerciabilità del brano.
Il jazz con il be bop perde completamente l'aspetto ballabile e commerciale che l'aveva sempre accompagnato fin dalla sua nascita nei bordelli di New Orleans, con il be bop il jazz diventa la musica che oggi ascoltiamo.
I pionieri indiscussi del genere furono il sax alto Charlie Parker e il trombettista Dizzie Gillespie.

Nel breve periodo in cui suonarono assieme i due formalizzarono e resero popolare lo stile che avevano inventato, per nostra fortuna documentato in una serie di stupende incisioni realizzate per la Dial Records.



Il Bop creò una netta divisione generazionale e non venne accettato da molti musicisti, fra tutti uno dei critici più severi fù il grande Louis Armstrong.



La frattura si estese anche al grande pubblico che proprio in questo periodo abbandonò il jazz per rivolgersi ad altri generi.
Il jazz, dopo avere dominato le classifiche per decenni, divenne quasi di colpo una musica d'arte, che cercava il suo pubblico tra gli artisti e gli intellettuali.




Gillespie (nella foto a lato) cercò di eliminare parte delle complessità e delle asprezze del nuovo genere.



Uno dei suoi esperimenti più interessanti è l'inserimento di elementi di musica afro cubana.
L'idea viene poi ripresa da altri artisti, fra tutti Stan Getz con la sua famosa collaborazione con Joao e Astrud Gilberto.

Altri grandi del Bop furono i pianisti Thelonius Monk (nella foto sopra) e Bud Powell, i batteristi Kenny Clark e Max Roach, il trombettista Fats Navarro e il sassofonista Sonny Rollins.

Come detto diversi jazzisti lo rifiutarono ed alcuni di loro, che peraltro avevano già militato nel movimento, crearono un nuovo stile.
Questo stile, che dalle sue caratteristiche melodiche e rilassate, prende il nome di cool jazz, si sviluppa tra la fine degli anni 40 e l'inizio degli anni 50.
La data di nascita convenzionale del movimento viene di solito fissata nel 1949 con la registrazione dell'album Birth of Cool di Miles Davis (nella foto sotto), suonato con Gerry Mulligan e Lee Konitz.

Altri protagonisti del cool: il trombettista Chet Baker (che si rivelò attraverso la sua partecipazione ad un famoso quartetto pianoless capeggiato da Gerry Mulligan) , i pianisti Lennie Tristano e il sassofonista Stan Getz.

Il cool jazz piaceva soprattutto ad un pubblico di nicchia, come era già accaduto per il bebop.

Il divorzio tra il jazz e il grande pubblico era definitivamente sancito.





Nello stesso tempo,siamo ormai all'inizio degli anni 50, i bopper sentivano il bisogno di una maggiore accettazione e, abbandonato il periodo della sperimentazione, iniziarono a creare formazioni con l'obiettivo di fare musica più orecchiabile.






Una scelta non destinata al grande pubblico, ormai attratto da altri generi e travolto dal grande boom del rock, quanto per quello colto di classe media che trovava nel jazz la colonna sonora ideale per le proprie serate.

Questo mentre lo stile di vita autodistruttivo dedito alla droga e all'alcool, iniziato da Parker,apriva vuoti tra le loro fila (moriranno tanti grandi artisti e lo stesso Parker a meno di 35 anni), nasce l'hard bop.
Nasce da diversi protagonisti del bebop, che non passando al cool, preferiscono modificarlo smussandone gli aspetti più spinosi, creando appunto il nuovo stile.

La musica jazz si può considerare un varco verso altri mondi musicali: un genere che, partendo dalle forme popolari del blues (si può dire che tutta la musica moderna nasca dal blues), incorpora gli spiritual e via via altre forme di musica nera, come ad esempio il ragtime degli anni venti, e arriva ad utilizzare una base comune come punto di partenza per modificare poi di continuo il modulo armonico.

Tutta la musica jazz è stata definita come colta, appunto per il presupposto della conoscenza della musica classica e dei vari generi musicali.






La mia storia finisce qui, dopo questi eventi e questi grandi nomi, il jazz si trasformerà ancora con il free jazz di Ornette Coleman, con il quale diventa qualcosa di astruso e assolutamente non comprensibile.







Dagli anni 60 in poi, ed è una opinione strettamente personale, perde completamente la sua prerogativa afro americana diventando qualcosa di diverso,una world music colta ed elitaria.
Viene composto ed eseguito in tutto il mondo e prende molteplici aspetti a seconda delle diverse tradizioni musicali e personali dei musicisti.

Il jazz è arrivato nel periodo d'oro ad un tale livello di perfezione di esecuzione e di composizione che non sarà più possibile superarlo.

Avremo ed abbiamo altri bravi esecutori ma non più artisti del calibro dei nomi che abbiamo letto e che saranno argomento dei prossimi articoli.
Il jazz oggi è un continuo ripetere il be bop, il cool e l'hard bop, se pur con le più fantasiose variazioni, qualcuna anche molto bella.

La stessa cosa accadrà, e lo vedremo insieme, al classic rock degli anni 70.

Quando si arriva a questi livelli, a questi talenti, a queste ispirazioni, quando si arriva al massimo, il resto non può che essere in discesa.

giovedì 22 aprile 2010

27 - Thelonius Monk



(1917-1982) pianista e compositore.

Un artista fondamentale per lo studio del jazz, un artista particolare non compreso ed anzi fortemente criticato, rivalutato pienamente solo in questi ultimi anni.





Suona il piano con grande maestria ma stravolge il brano.

Il suo fraseggio frastagliato, le armonie strane e ricercate,il virtuosismo ritmico fatto di ritardi e l'uso magico dei silenzi, hanno fatto scuola.

Monk ha saputo giocare con le note prendendosi gioco di esse: non si limita ad improvvisare sugli accordi del tema di base ma ne reinventa la struttura armonica.

Un uomo che non ha mai cercato il successo,dal carattere chiuso e da un mutismo eccessivo, non parlava quasi mai, si chiudeva in sè stesso e dominato da un forte egocentrismo si concentrava solo sulla sua musica.
Un artista dominato dal consumo di eroina che lo ha condizionato accentuando fino all'inverosimile le sue stranezze compartimentali.

Nonostante le critiche che lo hanno sempre accompagnato, il suo stile oggi è stato completamente decifrato e si è scoperto che sotto quella sua stranezza ha in realtà inventato un nuovo modo di fare jazz a cui si sono ispirate tutte le generazioni successive.


Inizia come pianista stride.
Lo stile stride è un modo di suonare il piano dove la mano sinistra suona note nel registro basso e accordi nel tenore e la mano destra fraseggi melodici.

Dal 1939 al 1942 suona come house-pianist nel famoso Minton's, dove il chitarrista Charlie Christian e il batterista Kenny Clarke gettano le basi del jazz moderno.




Entra nella big band di Cootie Williams e scrive Round Midnight, la sua più famosa composizione, suona poi con il gruppo del trombettista Harvey Davis.



Nel 44 debutta su disco con il quartetto di Coleman Hawkins, e dal 47 al 52 realizza una straordinaria serie di incisioni per la Blue Note in cui suona la maggior parte delle sue migliori composizioni.
Suonano con lui Kenny Dornham, Milt Jackson e soprattutto Art Backle, che gli resterà amico e collaboratore per tutta la vita.





Nel 1950 con Bloomdido incontra Charlie Parker, Dizzy Gillespie e il pianista Bud Powell che diventerà suo amico e collaboratore e proporrà più volte interpretazioni personali dei suoi brani.

Dopo il periodo nella Blue Note dal 1952 al 1954 firma per la Prestige, dove suona con Sonny Rollins e Miles Davis.




In questi anni nascono capolavori come Monk's Dream, Trinkle Tinkle, Reflections, Friday the Thirteenth, Blue Monk e una versione molto particolare di Just a Gigolo.


Nel 1954 firma per la Riverside, dove rimarrà fino al 1961,incide album molto belli, fra tutti Plays Duke Ellington nel 55 e Brilliant Corners l'anno dopo, i suoi capolavori con i quali raggiunge lo status di mito vivente.


Nasce il suo quartetto, suona con una splendida serie di sassofonisti che va da Sonny Rollins a Frank Foster, da John Coltrane a Johnny Griffin con i quali incide Misterioso e In action nel 1958.


Dal 1962 al 1968 è con la Columbia ed ormai è una star sempre in giro per il mondo.

Escono album fondamentali come Straight No Chaser, Monk, Underground, con il famoso brano Ugly Beauty e il meraviglioso Monk Alone.

L'ultima incisione è del 1971 The London Collection uscita in 3 cd con tre inediti
Chordially, Something in Blue e Blue Sphere.





Dopo questa incisione le sue condizioni fisiche e mentali peggiorano, si barrica in casa, bloccato dalla sua follia e dalla sua tossicodipendenza.

Rimarrà chiuso in casa per più di dieci anni, fino alla morte avvenuta nel 1982.

giovedì 4 giugno 2009

11 - I Grandi del Jazz:Stephane Grappelli-Thelonius Monk-Tommy Dorsey

Stephane Grappelli

(1908-1997) violista e compositore francese.
Prende le prime lezioni da suo padre Ernesto, nobile italiano, giunto in Francia da Alatri dove si trova l'antico palazzo e la torre dei marchesi Grappelli.
Si iscrive al conservatorio di Parigi ma non conclude gi studi: apprende essenzialmente ascoltando le prime registrazioni di Louis Armstrong e Joe Venuti.
A 15 anni inizia a suonare il pianoforte come accompagnamento per i film muti, nei clubs e nei ristoranti parigini.
A 19 anni diventa membro stabile di diverse band, si alterna tra pianoforte, violino e sasofono e incontra Django Reinhardt.
Nasce nel 1934 il Quintette du Hot Club de France.
Il gruppo acquista subito un'importanza internazionale e attraverso le proprie registrazioni si impone come il primo importante gruppo jazz non americano, i duetti di Grappelli e Reinhardt fanno parte integrante della storia della musica.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Stéphane e Django si trovano a Londra e, nonostante il clima di persecuzione razziale nei confonti degli zingari, Django decide di ritornare a Parigi mentre Grappelli rimane e collabora attivamente con George Shearing.
Suonano insieme fino al 1948.
Nel 49 Stephane si trasferisce a Roma per un lungo ingaggio e una serie di incisioni.
Grappelli in questi anni subisce la forza del successo del suo più grande collega ed amico, viene associato allo stile gypsy, ma non ha ancora acquisito la notorietà che invece di lì a poco sarebbe divenuta mondiale.
Nel 66 registra Violin Summit, mettendo per la prima volta in evidenza le sue grandi capacità strumentali e solistiche.
Il suo primo concerto negli USA è del 69, registra in seguito numerosi album con il violinista classico Yehudi Menuhin e partecipa, in trio o quartetto,a tutti i principali festival mondiali, da ricordare il meraviglioso "Tribute to Django" al Kool Jazz Festival di New York nel 1984.
Tra le sue numerosissime collaborazioni si possono citare quelle con Duke Ellington, Oscar Pterson, Joe Venuti, Gary Burton e David Grisman, ma la più sorprendente è forse quella con i Pink Floyd: Grappelli appare infatti, anche se non accreditato, nel famoso album Wish You Were Here.
In tarda età visitò più volte la città di Alatri e il palazzo di famiglia per riavvicinarsi alle sue origini, avrebbe voluto tenerci un concerto ma non riuscì a realizzare il suo desiderio.

Thelonius Monk

(1917-1982) pianista e compositore, conosciuto per il suo singolare stile
d'improvvisazione.
Uomo dominato dalla stranezza comportamentale, da un mutismo eccessivo e da un forte egocentrismo che inevitabilmente influenzarono la sua musica spesso screditata da critiche superficiali.
Il suo stile è però stato, in tempi recenti, completamente decifrato: sotto quella coltre di "stranezza" si è conclamato un nuovo modo di fare jazz a cui si sono ispirate tutte le generazioni successive.
Inizia come pianista stride, e dal 39 al 42 suona come house-pianist nel locale Minton's, dove il chitarrista Charlie Christian e il batterista Kenny Clarke gettarono le basi del jazz moderno.
Durante la permanenza nella big band di Cootie Williams scrive Round Midnight, la sua più famosa composizione, suona poi con il gruppo del trombettista Harvey Davis.
Nel 44 debutta su disco con il quartetto di Coleman Hawkins, e dal 47 al 52 realizza una straordinaria serie di incisioni per la Blue Note in cui suona la maggior parte delle sue migliori composizioni.
Sono della partita Kenny Dornham, Milt Jackson e soprattutto Art Backle, che gli resterà amico e collaboratore per tutta la vita.
In Bloomdido del 50 Monk incontra Charlie Parker e Dizzy Gillespie, altra amicizia importante fu quella col pianista Bud Powell che propose più volte interpretazioni personali dei suoi brani.
Nel 55 incide Plays Duke Ellington e nel 56 Brilliant Corners, i suoi capolavori con i quali raggiunge lo status di mito vivente.
Nasce il suo quartetto, con una splendida serie di sassofonisti che va da Sonny Rollins a Frank Foster, da John Coltrane a Johnny Griffin con i quali incide Misterioso e In action nel 1958.
L'eredità di Monk è più o meno evidente nel modo di suonare di tutti i pianisti di oggi: il fraseggio frastagliato, le armonie strane e ricercate,il virtuosismo ritmico fatto di ritardi e l'uso magico dei silenzi, hanno fatto scuola.
Monk ha saputo giocare con le note prendendosi gioco di esse: non si limitava ad improvvisare sugli accordi del tema di base ma ne reinventava la struttura armonica.
Muore nel 1982, mai uscito dal consumo di droga e dopo dieci anni che non metteva piede fuori di casa.

Tommy Dorsey

(1905-1956) direttore d'orchestra e trombonista dal suono preciso e molto melodioso, specialmente negli acuti, che resero molto riconoscibili e apprezzate le sue incisioni.
Insieme al fratello maggiore Jimmy (virtuoso del sax e del clarinetto) Tommy fonda la band Dorsey's Novelty Six - Wilde Canaries che ebbe successo negli anni 20 (poi diventerà Dorsey Brothers Orchestra).
Nel 29 hanno molto successo con il brano Let's Do It (Let's Fall in Love) con Bing Crosby come cantante solista.
In questo periodo, forma anche un gruppo musicale che lo accompagnerà per molti anni durante la sua carriera musicale la Tommy Dorsey and his Clambake Seven, tra i quali spicca Jo Stafford.
Tommy Dorsey durante la sua carriera ha collaborato con Paul Whiteman, Louis Armstrong, Art Tatum e Benny Goodman.
Negli anni 30 le strade dei due fratelli si separano e Tommy fonda la propria orchestra mentre il fratello Jimmy continua con la vecchia band.
La nuova formazione ebbe vari componenti e cantanti, fra cui anche il giovane Frank Sinatra: si dice che Sinatra abbia perfezionato il controllo del respiro osservando e imparando dagli insegnamenti di Dorsey mentre suonava il trombone.
Fra il 35 e il 45 è spesso ai primi posti nelle top ten delle radio statunitensi.
Nel 45 esce un album di grande successo intitolato Getting Sentimental dove Tommy suona con maestria una ballad divenuta un classico I’m Getting Sentimental Over You.
Tommy Dorsey fu anche un grande arrangiatore, scrisse numerosi successi come Song of India nel 37, Boogie Woogie nel 40 e molti altri che furono ai primi posti delle classifiche americane.
In tutta la sua carriera attiva, Dorsey ha venduto oltre 235 milioni di dischi.
Fu un vero pioniere nell'uso del trombone nel jazz: inventò la tecnica del "suono legato", ossia riusciva a prendere talmente tanto fiato da poter eseguire assoli lunghissimi e ininterrotti senza mai staccare il suono.
Nel 53 i fratelli Dorsey si riuniscono definitivamente nell'orchestra di Tommy e dal 55 al 56 insieme ad Elvis Presley sono in un famoso show televisivo della CBS.
Muore nel 1956 per attacco cardiaco (l’anno dopo morirà anche il fratello Jimmy per un cancro).

sabato 23 maggio 2009

Il Jazz: storia ed evoluzione dal 1940 al 1960


L'avvento della seconda guerra mondiale pose fine al periodo delle grandi orchestre, la maggior parte delle quali, nel corso del decennio, dovettero chiudere.
Nel 1945 un gruppo di giovani musicisti si ritrovavano fino a tarda ora alle jam session che si tenevano in due locali di Harlem, il Minton's Playhouse e il Monroe's, da loro nacque uno stile jazzistico nuovo, il be bop.
Questo stile che, con una parola ricorda il suono di una cadenza di due note che ricorre nei brani, venne prima detto rebop, poi bebop o semplicemente bop: Be-Bop fu anche il titolo di un brano inciso da Dizzy Gillespie nel 1945, che si può dire segni l'inizio ufficiale del movimento.
Il bebop riprendeva molte delle lezioni della musica recente, insegnate da protagonisti come Coleman Hawkins, Art Tatum e Lester Young, aggiungendovi un nuovo approccio al trattamento armonico dei brani, tempi velocissimi, propulsione ritmica non convenzionale e, per la prima volta dalla nascita del jazz, scarsissimo riguardo per la ballabilità e commerciabilità della produzione musicale.
I pionieri indiscussi del genere furono il sax alto Charlie Parker e il trombettista Dizzie Gillespie.
Nel breve periodo in cui suonarono assieme i due formalizzarono e resero popolare lo stile che avevano inventato, documentato in una serie di incisioni storiche che essi fecero per la Dial Records.
Altri protagonisti del bop furono: il pianista e compositore Thelonius Monk e il suo amico (anch'egli pianista) Bud Powell, il batterista Kenny Clarke, il trombettista Fats Navarro, il sassofonista Sonny Rollins, il batterista Max Roach sono solo alcuni dei principali protagonisti di questo movimento.
Gli atteggiamenti non solo musicali e le dichiarazioni dei bopper crearono una frattura generazionale con molti dei musicisti che li avevano preceduto (uno dei più noti critici dei bopper fu Louis Armstrong).
La frattura si estese anche al grande pubblico che proprio in questo periodo abbandonò il jazz per rivolgersi ad altri generi: il jazz, dopo avere dominato le classifiche per decenni, divenne quasi di colpo una musica d'arte, che cercava il suo pubblico tra gli artisti e gli intellettuali.
Avvertendo gli umori del pubblico, in gran parte sfavorevoli alle complessità e alle asprezze del nuovo genere, Gillespie tentò di smussarne gli spigoli in vari modi: uno dei più proficui si rivelò la contaminazione della sua musica con elementi di musica afro cubana. L'esperimento non ebbe molto successo ma il rapporto tra jazz e musica latino americana avrebbe continuato nel tempo.
La reazione agli aspetti più estremi dello stile bebop iniziò già alla fine del decennio, ad opera di musicisti che avevano militato (e che a volte continuarono a farlo) nel movimento boppista.
Questo movimento, che dalle sue caratteristiche melodiche e rilassate, prese il nome di cool jazz, si sviluppò tra la fine degli anni 40 e l'inzio degli anni 50 e fu uno dei primi casi in cui uno stile nato a New York migrò sulla costa trovando più seguaci in California che nella zona di origine.
La data di nascita convenzionale del movimento viene di solito fissata nel 1949 con la registrazione dell'album Birth of Cool di Miles Davis, suonato con Gerry Mulligan e Lee Konitz.
Altri protagonisti del movimento cool sarebbero stati il trombettista Chet Baker (che si rivelò attraverso la sua partecipazione ad un famoso quartetto pianoless capeggiato da Gerry Mulligan) , i pianisti Lennie Tristano e il sassofonista Stan Getz.
Il cool jazz piaceva soprattutto ad un pubblico di nicchia, come era già accaduto per il bebop.
Il divorzio tra il jazz e il grande pubblico era definitivamente sancito.
Nello stesso tempo (siamo ormai all'inizio degli anni 50) i bopper sentivano il bisogno di una maggiore accettazione da parte dell'industria dell’intratteni-mento, e abbandonato il periodo dello sperimentalismo iniziarono a creare formazioni il cui scopo era fare musica più orecchiabile non tanto per il grande pubblico, (fedele al genere pop e che presto avrebbe cominciato ad ingrossare il pubblico di un nuovo genere chiamato rock) quanto per il pubblico colto di classe media che aveva trovato nel jazz la colonna sonora ideale per le proprie serate.
Mentre lo stile di vita autodistruttivo esemplificato da Parker apriva vuoti tra le loro fila (lo stesso Parker morirà, non ancora trentacinquenne, nel 1935) i giovani musicisti che erano stati i protagonisti del movimento bebop e che non passarono al cool addomesticarono il bebop che in parte mutò volto e nome divenendo hard-bop.
La musica Jazz si può considerare come un varco verso altri mondi musicali: un genere che, partendo dalle forme popolari del blues (si può dire che tutta la musica moderna discende dal blues), degli spiritual e incorporando via via altre forme di musica nera (ad esempio il ragtime degli anni 1920) arrivò ad utilizzare una base come punto di partenza per modificare di continuo il modulo armonico.
Tutta la musica jazz è stata definita come colta, appunto per il presupposto della conoscenza della musica classica e dei vari generi musicali.
Il passaggio di qualità può attribuirsi a George Gershwin, musicista di grande valore, figlio di emigranti russi, morto giovanissimo ma che ebbe dei maestri importanti e fu ispirato da autori come Debussy e Ravel.
La sua produzione è incredibilmente vasta, ma restano più valide le opere definite minori (circa 700), utilizzate ancora oggi come inesauribili fonti di ispirazione.

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