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sabato 5 gennaio 2013

I Grandi del Jazz: 13 - Lionel Hampton. 14 - Fats Waller. 15 - Art Tatum





13 - Lionel Hampton

(1908-2002) è stato il vibrafonista della swing era, della tradizione, dei vulcanici assoli, accompagnati da un'orchestra percussiva e trascinante.





Hampton esordisce suonando la batteria, ma durante una seduta di registrazione con Louis Armstrong gli viene chiesto di suonare il vibrafono: con questo episodio inizia negli anni 30 la sua carriera.

Nel 36 Benny Goodman lo va a sentire nel locale dove si esibisce e immediatamente lo scrittura per delle incisioni e sei mesi dopo lo accoglie nella sua orchestra.
Hampton diviene subito una star e nel 38 prende parte al famoso concerto di Goodman alla Carneige Hall.

L'inserimento di Hampton nel gruppo segna anche una prima rottura delle barriere razziali: il Benny Goodman Quartet diventa il primo gruppo multirazziale.



Lionel girò con l'orchestra di Goodman durante il periodo in cui nei locali americani non venivano accettati gruppi con la presenza di musicisti neri e dove i neri non erano graditi nemmeno come clienti.
Per un nero era difficile anche trovare alberghi e ristoranti dove alloggiare.



Nel 40 forma la sua orchestra, che resterà attiva fino agli anni 90.
La Lionel Hampton Orchestra diviene presto nota in tutto il mondo per la sua notevole energia e l'alto livello tecnico.
I suoi brani Sunny Side of the Street, Central Avenue Breakdown, il suo motivo-firma, Flying Home e Hamp's Boogie-Woogie, diventano grandi successi e il suo nome famoso in tutto il mondo.

L'orchestra diviene fulcro e scuola di grandi talenti, fra gli altri il produttore ed arrangiatore Quincy Jones, il contrabassista Charlie Mingus, i sassofonisti Charlie Parker, Dexter Gordon e Illinois Jacquet, il trombettista Fats Navarro,le cantanti Ruth Jones e Dinah Washington, il chitarrista Wes Montgomery e molti altri.






Ha composto più di 200 pezzi e registrato centinaia di dischi che includono brani leggendari come Evil Gal Blues e Midnight Sun e due grandi lavori sinfonici King David Suite e Blues Suite.






Un artista che non ha mai conosciuto crisi, con l'eccezione degli anni 50 quando per problemi economici si dedica alle collaborazioni con Benny Goodman e Art Tatum.
Un artista che ha sempre mantenuto il suo stile, talvolta considerato superato, incurante dei grandi cambiamenti che nel frattempo erano avvenuti nel jazz.

Rimane attivo fino al 1991 quando viene fermato da un collasso.
Riprende a suonare solo nel 2001 ma muore un anno dopo.





14 - Fats Waller


Thomas “Fats” Waller (1904-1943) pianista e compositore.
Come altri musicisti dopo di di lui come Fats Navarro e Fats Domino, a Waller fu affibbiato il nomignolo Fats per la sua considerevole mole.





Grande artista vive in anni di forte discriminazione razziale, e nonostante le sue incredibili doti musicali e compositive, per gran parte della sua vita ha sempre interpretato il ruolo del buffone,senza mai curarsi più di tanto di questa sottovalutazione artistica.
Una carriera stroncata dall'alcolismo e per questo mai arrivata ai livelli che il suo talento avrebbe permesso.




Nasce ad Harlem, inizia a suonare nelle chiese e poi nei cinema e nei teatri.
A diciotto anni scrive il suo primo successo Squeeze Me.





Vive nei bar e si racconta che al bancone scrisse per Fletcher Henderson nove pezzi, fra cui brani come Henderson Stomp, Hot Mustard e Whiteman Stomp, solo per ripagargli la cena della sera prima.
Altri brani famosi come Harlem Fuss e Minior Drag vengono scritti poco prima d'inciderli, perchè sempre ubriaco si era addormentato dimenticandosi di farlo.

La sua attività artistica inizia negli anni '20 suonando nell'orchestra di Erskine Tate in stretta collaborazione con Louis Armstrong.

Famosa fu la collaborazione con Andy Razaf col quale cominciò a scrivere pezzi per una famosa rivista dell'epoca Hot Chocolates che sfoggiò capolavori come Ain't Misbehavin, Black and Blue, Load of Coal e Honeysuckle Rose.

Muore alcolizzato nel 1943 per un tumore ai polmoni.




15 - Art Tatum

(1909-1956) è considerato il più grande piansta jazz e uno dei più grandi musicisti di questo secolo.





Tatum, noto per il suo virtuosismo e per la sua abilità e creatività come improvvisatore, era considerato dai suoi contemporanei il massimo pianista jazz vivente.

Quasi completamente cieco, iniziò a suonare da giovanissimo, già nel 1929 aveva un suo spettacolo alla radio.
Nel 1932 debutta a New York come uno dei due pianisti che si alternavano nell'accompagnamento alla Adelaide Hall e l'anno dopo i suoi assoli, specialmente su Tiger Rag, rivelarono al pubblico il suo incredibile talento.




Tatum suonava stride, swing e boogie woogie a velocità inaudite, applicando concezioni armoniche che anticipavano di decenni lo svilupo della musica e che avrebbero avuto una profonda influenza sull'evoluzione del jazz, soprattutto nel periodo bebop, 10 anni più tardi.




Ancora oggi le sue registrazioni vengono ascoltate come modelli da chiunque si avvicini al pianoforte.

Le sue prime registrazioni sono del 1932, continuò ad incidere fino alla sua morte, e, anche se per diversi anni diresse un trio di successo, la sua fama è principalmente associata alla sua carriera solistica.

Muore per un blocco renale dovuto all'alcool, fin da giovane era sempre stato un forte bevitore di birra.

martedì 4 dicembre 2012

I Grandi del Jazz: 10 - Joe Venuti . 11 - Django Reinhardt . 12 - Stephane Grappelli




10 - Joe Venuti


(1903-1978) considerato il pioniere del violino nel jazz.

Per gran parte della sua carriera suonò con il grande chitarrista Eddie Lang, suo vicino di casa, compagno di scuola e amico.





Iniziarono ad incidere nei primi anni ’20 e fino alla morte di Lang nel 1933.

Tra i più noti esponenti del Dixieland (il modo di suonare il New Orleans da parte dei bianchi), suonò con Benny Goodman, Dorsey Brothers,Bing Crosby, con tutte le figure più importanti del jazz bianco.




Nel 1929, assieme a Lang, si unì all'orchestra di Paul Whiteman, con la quale comparve nel film The King of Jazz.
Come già detto la sua carriera s’interrompe con la morte prematura di Lang, anche se continuerà fino a tutti gli anni ’30.




Viene riscoperto solo negli anni’60, ed incide tre album con Zoot Sims al sassofono.

Muore nel 1978.

Joe Venuti e Eddie Lang sono stati i forti ispiratori di Stephane Grappelli e Django Reinhardt.


11 - Django Reinhardt


(1910-1953) chitarrista, zingaro rom di etnia sinti.

Inizia a suonare il banjo.

A diciotto anni subisce un grave incidente: un incendio divampato di notte nella sua roulotte gli causa l'atrofizzazione dell'anulare e del mignolo della mano sinistra.


Questo incidente è destinato a cambiare la sua vita e la storia stessa della chitarra jazz: a causa della menomazione alla mano sinistra deve abbandonare il banjo e comincia a suonare una chitarra che gli era stata regalata, meno pesante e meno ruvida.

Nonostante le dita atrofizzate, o forse proprio grazie a tale limitazione, sviluppa una tecnica chitarristica rivoluzionaria e del tutto particolare che ancora oggi lascia di stucco e suscita ammirazione per la perizia virtuosistica, la vitalità e l'originalità espressiva.




Inizia a suonare con diverse orchestre, la sua bravura diventa leggendaria.





Nel 1934 forma con il violinista Stephane Grappelli un quintetto di soli strumenti a corda, il Quintette du Hot Club de France (foto sopra), che diviene presto famoso in tutto il mondo.
I brani incisi insieme a Grappelli sono diventati esempio e scuola per centinaia di musicisti.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale chiude la collaborazione con Grappelli e viene invitato negli Stati Uniti da Duke Ellington, che lo presenta come ospite in alcuni concerti, l'ultimo dei quali alla Carnegie Hall di New York.

La nascita del bebop gli consente di dare diede ulteriore prova di maturità ed originalità artistica,incide dei brani memorabili con la chitarra elettrica: la poesia manouche miscelata alle sonorità più moderne fanno di tali assoli una delle pagine più originali del jazz dell'epoca.

Alla fine degli anni 40 rallenta sensibilmente la sua attività per le cattive condizioni di salute: la sua decisione di non consultare i medici per paura delle iniezioni gli costa la vita.

Muore nel 1953 a soli 43 anni per un ictus.

Tra i suoi brani più celebri: Minor Swing, Tears, Nagasaki, Belleville e soprattutto Nuages




12 - Stephane Grappelli


(1908-1997) violista e compositore francese.

Prende le prime lezioni da suo padre Ernesto, nobile italiano, giunto in Francia da Alatri dove si trova l'antico palazzo e la torre dei marchesi Grappelli.




Si iscrive al conservatorio di Parigi ma non conclude gi studi: apprende essenzialmente ascoltando le prime registrazioni di Louis Armstrong e Joe Venuti.

A 15 anni inizia a suonare il pianoforte come accompagnamento per i film muti nei clubs e nei ristoranti parigini.

A 19 anni diventa membro stabile di diverse band, si alterna tra pianoforte, violino e sasofono e incontra Django Reinhardt.

Nasce nel 1934 il Quintette du Hot Club de France.
Il gruppo acquista subito un'importanza internazionale e attraverso le proprie registrazioni si impone come il primo importante gruppo jazz non americano.

I duetti di Grappelli e Reinhardt fanno parte integrante della storia della musica.



Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Stéphane e Django si trovano a Londra.

E' un momento particolare,il clima di persecuzione razziale verso gli zingari obbliga Django a ritornare a Parigi.



Grappelli rimane e collabora con George Shearing.
Dopo la guerra riprendono a suonare insieme ma nel 1948 si dividono definitivamente dopo 14 anni di splendida, unica ed immortale musica insieme.

Nel 49 Stephane si trasferisce a Roma per un lungo ingaggio e una splendida serie di incisioni.
Grappelli in questi anni subisce la forza del successo di Django, del suo più grande collega ed amico, viene sempre associato allo stile gypsy e non ha ancora acquisito la notorietà che invece di lì a poco sarebbe divenuta mondiale.

Nel 66 registra Violin Summit, mettendo per la prima volta in evidenza le sue grandi capacità strumentali e solistiche.
Il suo primo concerto negli USA è del 69, registra in seguito numerosi album con il violinista classico Yehudi Menuhin e partecipa, in trio o quartetto,a tutti i principali festival mondiali, da ricordare il meraviglioso "Tribute to Django" al Kool Jazz Festival di New York nel 1984.

Tra le sue numerosissime collaborazioni si possono citare quelle con Duke Ellington, Oscar Peterson, Joe Venuti, Gary Burton e David Grisman, ma la più sorprendente è forse quella con i Pink Floyd: Grappelli appare infatti, anche se non accreditato, nel famoso album Wish You Were Here.

In tarda età visita più volte la città di Alatri e il palazzo di famiglia per riavvicinarsi alle sue origini, avrebbe voluto tenerci un concerto ma muore senza riuscire a realizzarlo.

martedì 3 luglio 2012

I Grandi del Jazz: 01 - Sydney Bechet

Passiamo ora alle biografie degli artisti più importanti, andremo a parlare di artisti che hanno fatto letteralmente la storia di questa musica.

I nomi da me scelti sono:

01 - Sydney Bechet
02 - Louis Armstrong
03 - Benny Goodman
04 - Fletcher Henderson
05 - Glenn Miller
06 - Artie Shaw
07 - Tommy Doorsey
08 - Count Basie
09 - Duke Ellington
10 - Joe Venuti
11 - Django Reinhardt
12 - Stephane Grappelli
13 - Lionel Hampton
14 - Fats Waller
15 - John Coltrane
16 - Lester Young
17 - Dizzy Gillespie
18 - Charlie Parker
19 - Chet Baker
20 - Art Tatum
21 - Charlie Mingus
22 - Eric Dolphy
23 - Sonny Rollins
24 - Oscar Peterson
25 - Miles Davis
26 - Stan Getz
27 - Thelonius Monk

Un elenco di nomi eccezionale, assolutamente non completo, ma sicuramente rappresentativo del periodo d'oro di questa splendida musica.




01 - Sydney Bechet


(1897-1959) suonava il clarinetto e il sax soprano.

Nel 1919 partecipa ad una delle prime apparizioni in Europa di orchestre nere, la Will Marion Cook's Syncopated Orchestra e la Louis Mitchell's Jazz Kings.





In uno di questi concerti era presente il giovane Ernst Ansermet, futuro prestigioso direttore di orchestra, che recensì in termini molto favorevoli l'assolo di Bechet nel brano Characteristic Blues, su una rivista musicale svizzera, la "Revue Romande".

Questo scritto, pubblicato nel 1919, si può considerare il primo articolo di critica musicale dedicato al jazz.

Tornato negli Stati Uniti, nel 1923 si unisce al gruppo di Clarence Williams che fu tra i primi a incidere brani di jazz su disco.
In particolare le primissime due incisioni, Wild Cat Blues e Kansas City Man Blues del 1923 lo vedono unico protagonista dall'inizio alla fine, con gli altri strumenti in posizione di rincalzo.
Si tratta dei primissimi esempi di improvvisazioni jazzistiche, e il tutto con uno swing, non più rigidamente martellante e da marcia militare, come quella del ragtime.

Queste esecuzioni precedono di un anno quelle leggendarie di King Oliver e mostrano una libertà d'improvvisazione maggiore del gruppo di Oliver.
Il linguaggio solistico di Bechet, sebbene ancora non del tutto maturo come lo diventerà nella seconda metà degli anni '20, è davvero il primo esempio di improvvisazione jazz documentata su disco.

Un'altra collaborazione importante dei primi anni venti fu quella con la prima orchestra di Duke Ellington, che prese molto dello stile di Bechet in termini di swing e sonorità.

È plausibile affermare infatti che come Fletcher Henderson apprese il linguaggio ritmico del jazz durante il passaggio di Louis Armstromg nella sua orchestra, lo stesso sia accaduto ad Ellington con Bechet.



Dal 1925 al 1929 Bechet è di nuovo in Europa per una lunga tourneè e suona a Parigi nello spettacolo della Revue Negre dove canta Josephine Baker.



Nel 1931 si unisce all'orchestra di Noble Sissle e ritorna in America, dove incide Polka Dot Rag nel 1934 e Dear Old Southland nel 1937.
Incide anche con i Noble Sissle's Swingsters, un piccolo gruppo costituito con elementi dell'orchestra, e ottiene un grande successo commerciale, con Characteristic Blues nel 1937.

Malgrado ciò, nel 1938 Bechet è costretto a un momentaneo ritiro dalle scene.
La musica in voga era lo swing delle grandi orchestre, le big band bianche di Benny Goodman, Artie Shaw e Glenn Miller.
Il suo stile fiorito sembra superato e si adatta ad aprire una sartoria.
La svolta è l'anno dopo quando incide uno dei suoi capolavori, una eccezionale interpretazione di Summertime al sax soprano, brano da poco composto da Gershwin.
L'incisione gli frutta un ritorno di fama, torna a suonare in pubblico, apparendo al Nick's nel Village e perfino alla Town Hall,continuando ad incidere per la Blue Note per tutti gli anni '40.

Nel 1949 partecipa alla famosa serie di concerti di jazz alla Salle Pleyel di Parigi.
Il successo è così grande che decide di stabilirsi definitivamente in Francia dove nel 1951 compone il suo brano più conosciuto Petite Fleur.

Muore nel 1959 per un tumore.

Qualche tempo prima aveva dettato la sua autobiografia, dal titolo Treat It Gentle, trattalo in modo gentile.

La sua importanza nell'evoluzione del ruolo del solista nel jazz è stata spesso sottovalutata, giudicandola minore di quella di Armstrong.

Questo è succeso per alcuni motivi, il primo è che Bechet incide poco negli anni '20, che sono gli anni in cui avrebbe pesato non solo la sua originalità, ma soprattutto il forte dislivello tecnico tra lui e gli altri musicisti (con l'unica eccezione, naturalmente, di Louis Armstrong).

Bechet incide con Clarence Williams per appena 2 anni, dal 1923 al 1925, dopo va in Europa e ci rimane per 4 anni, rimanendo lontano dalla scena musicale americana.

Louis Armstrong invece, l'altro grande iniziatore del linguaggio solistico nel jazz, rimane negli Stati Uniti e incide la serie d'oro degli Hot Five e degli Hot Seven, diventando fondamentale per lo sviluppo della nuova musica.

Quando agli inizi degli anni '30 Bechet torna il suo stile è ancora più maturo ed espressivo, ma il dislivello tecnico tra lui e le nuove leve è diminuito e il suo stile non riesce ad imporsi.

Altro motivo è che Bechet è un solista ma non un leader, non organizza intorno a sé un gruppo di seguaci, come farà Armstrong e come faranno più tardi Gillespie e Parker, non sa mettersi alla testa di un movimento.

Bechet rimarrà sempre su una posizione laterale mai di primo piano, spesso non figurando per quello che invece è stato, uno dei più grandi musicisti della storia del jazz.

venerdì 4 maggio 2012

La Storia del Jazz, dal 1930 al 1940



Finiscono la depressione economica e il proibizionismo e la società americana inizia a cambiare, anche con la spinta delle nuove tecnologie.


La radio assume quel ruolo di diffusione, che era stato fino a poco prima esclusiva dei dischi e delle grandi orchestre.
Le emittenti trasmettevano dal vivo programmi come Let's Dance, famoso per aver fatto conoscere l'orchestra di Goodman, e davano la possibilità di arrivare, senza tourneè estenuanti, ai primi posti delle classifiche musicali.
Questo rese popolari i nomi di Benny Goodman, Artie Shaw, Duke Ellington,Count Basie, Ella Fitzgerald e Glenn Miller.

Il successo di questi programmi e delle orchestre che vi suonavano fu accompagnato dal diffondersi di nuovi balli, come lo swing che finì per dare al periodo il nome di "età dello swing".



Goodman, che assume Fletcher Henderson come arrangiatore, è il dominatore di gran parte del periodo, con un successo che culminò nel 1938 con un concerto nel tempio newyorkese della musica colta, la Carnegie Hall, concerto al quale Goodman fece partecipare come ospiti solisti provenienti da tutte le maggiori orchestre del momento.




La maggior parte delle orchestre fondeva lo stile di Chicago con l'organico delle orchestre da ballo.
Le formazioni più innovative, come quelle di Ellington e di Basie, iniziano invece a costruire quello che diventerà lo stile caratteristico di un'epoca, e questo mentre New York diviene il centro nevralgico della nuova musica.



La città aveva, con la sua vita notturna, spesso dominata dalla malavita, un grande bacino potenziale, la comunità nera di Harlem, dove il jazz inizia la sua evoluzione.




New York diventa così un vero e proprio laboratorio con lo swing nei grandi locali da ballo dei bianchi e la nuova musica che ad Harlem continua a crescere e a trasformarsi.

Nel 1935 i primi disordini razziali, come la rivolta dei neri proprio ad Harlem, fanno chiudere i locali per bianchi nei quartieri neri, tra cui il famoso Cotton Club.

La zona di Broadway diventa così il centro artistico che è ancora oggi, nascono decine di locali che hanno piccole formazioni jazz come attrazione principale: le stelle diventano Billie Holiday, Art Tatum, Fats Waller, Coleman Hawkins, Lester Young.

E' in questi ambienti che i neri andranno a riprendersi con il be bop la loro musica, è qui che il jazz perderà dopo la guerra il suo aspetto più commerciale, diventando quella musica colta ed impegnata, che siamo abituati ad ascoltare.


Lo stile che nasce in questi locali è rilassato e notturno, famoso il brano Body and Soul Data di Coleman Hawkins, uno dei primi artisti a rendere il sax tenore la voce dominante del jazz.

Anche Hollywood si accorge della nuova musica,inizia a produrre film che la vedono protagonista, la fa vedere ed ascoltare, chiama alcuni dei musicisti più in vista del momento a prendervi parte.


A Kansas City suona Count Basie, la sua musica si differenzia, ha uno stile più rivolto al blues e con caratteristiche meno urbane di quello newyorkese.

La segregazione razziale, che era stata fino ad allora la regola nelle orchestre di jazz così come dei locali, inizia in questi anni a perdere parte della sua compattezza.
Le orchestre iniziano ad avere musicisti sia bianchi che neri e direttori bianchi come Benny Goodman e Artie Shaw, portano in tourneè artisti afroamericani come Roy Eldridge e Billie Holiday.




Il grande successo dello swing vede come si è visto l'ingresso dei bianchi nel jazz, che ne stravolgono la natura e lo trasformano in musica da ballo.
Le grandi case discografiche investono nei nuovi nomi, lo swing piace ai bianchi che comprano i dischi e vanno nei grandi locali a spendere e a ballare.




I neri da inventori della nuova musica ne diventano i comprimari e anche i grandi nomi come Duke Ellington, uno dei grandi compositori del novecento,devono accettare la discriminazione razziale che li vede esibirsi senza però sostare nel locale.
Il nero doveva attendere nel camerino, uscire solo per lo spettacolo e poi andare subito via.
Il nero doveva essere simpatico ma non impegnativo, grande successo aveva la jungle, i brani tipo africa nera, che piacevano ai bianchi perchè li vedevano giusti per il nero che li suonava.

Tutto questo era la realtà, ma non si può per questo non considerare questa decade come una delle più belle della musica moderna, i brani che venivano suonati dalle grandi orchestre sono oggi dei classici intramontabili della storia della musica.

martedì 31 maggio 2011

I Grandi del Blues: 42 - Big Joe Turner


Grande artista, autore prolifico e di grande successo, uno dei grandi compositori di musica popolare del dopoguerra, vero precursore del rock and roll e del rock stesso.

Il suo blues è boogie woogie ed è l'anticamera di una evoluzione già in atto, il blues si trasforma, si miscela con il country e nasce il rock and roll che a sua volta darà vita al classic rock degli anni '60 e '70.


I suoi brani diventeranno dei classici della nuova musica, di quel rock and roll di cui Elvis Presley sarà il maggiore esponente e l'unico che avrà il coraggio di avvicinarsi ai gusti di un pubblico nero, ancora poco interessante per l'industria discografica.

I brani di Big Joe verranno così suonati in modo diverso con l'aggiunta delle chitarre elettriche, con un ritmo più sincopato e veloce, più consono ai gusti di un pubblico, soprattutto bianco, che cambiava molto rapidamente.

Nasce a Kansas City e scopre il proprio amore per la musica frequentando la chiesa, come molti bluesmen di quegli anni.

Inizia presto a lavorare, a 14 anni è cuoco nei locali della sua città, negli stessi locali dove poi debutterà come cantante con il pianista Pete Johnson.

La collaborazione con il pianista del boogie-woogie si rivela importante, nel 1936 suonano a New York con Benny Goodman.

Alla fine, nel 1938, Turner e Johnson vengono scoperti da John Hammond, che li invita a prendere parte ad uno dei suoi concerti From Spirituals to Swing al Carnegie Hall di New York.




Questi concerti furono molto importanti perchè, nel clima di apartheid che si viveva in quegli anni,contribuirono a portare sempre più bianchi a conoscere ed apprezzare la musica nera, il blues e il jazz.





Nel 1939 Turner, assieme ad Albert Ammons e Meade Lux Lewis, comincia ad esibirsi nel club Cafè Society di New York, locale storico dove già si esibivano artisti del calibro di Billie Holiday e Frank Newton.



Nel 1941 si sposta a Los Angeles, dove recita in Jump for Joy di Duke Ellington.
La sua parte era quella di un poliziotto cantante in uno sketch chiamato "He's on the Beat".



Turner incide molto non solo con Pete Johnson, ma anche con altri grandi pianisti come Art Tatum e Sammy Price e con vari gruppi jazz.




Molti sono i suoi grandi successi, autore di brani come Chains of Love, Sweet Sixteen e Shake, Rattle and Roll.




Quest'ultimo brano per il suo enorme successo cambierà per sempre la definizione stessa di musica popolare.

Brani che vendono milioni di dischi e che diventeranno dei classici del rock and roll, eseguiti e replicati nelle più diverse versioni fino ai giorni nostri.

Negli anni '60 e 70 torna al blues e al jazz ed incide molto con il pianista tedesco Axel Zwingenberger.

Muore nel 1985 d'infarto.

Alcuni dei suoi brani più famosi:

1938 Roll 'Em Pete
1951 Chains Of Love
1953 Honey Hush
1954 Shake, Rattle and Roll


1955 Flip Flop And Fly
1956 Cherry Red
1956 Corrine, Corrina
1956 Wee Baby Blues
1956 Love Roller Coaster
1957 Midnight Special


Una selezione della sua discografia ufficiale

1956 The Boss of the Blues
1959 Big Joe Rides Again
1969 Bosses of the Blues, Vol. 1
1971 Texas Style
1972 Flip, Flop & Fly


1973 The Bosses con Count Basie
1974 Life Ain't Easy
1974 The Trumpet Kings Meet Joe Turner
1980 Kansas City Shout con Count Basie

domenica 31 gennaio 2010

Le Big band e lo Swing:03-Fletcher Henderson 04-Benny Goodman 05-Glenn Miller


03- Fletcher Henderson


(1897- 1952) pianista, compositore, direttore d'orchestra e arrangiatore.

Fondò la propria orchestra nel 1922, ed ebbe presto fama di essere la miglior formazione "colored" (cioè composta da musicisti di colore) di New York.
Dopo un primo periodo, in cui il suo stile fu influenzato dal lavoro di Paul Whiteman, cominciò ad inserire idee nuove, ampliando e approfondendo la scrittura per orchestra jazz.
Questo cambiamento coincise con l'arrivo nel 1924 di Louis Armstrong.

L'orchestra divenne una palestra per molti giovani, fra questi: i trombettisti Rex Stewart e Roy Eldridge,i sasssofonisti Coleman Hawkins e Buster Bailey (Lester Young vi fece un'audizione come rimpiazzo di Hawkins, ma la reazione negativa dell'orchestra lo convinse a rifiutare il posto che gli era stato assegnato) e Sun Ra scrisse alcuni arraggiamenti.

Il successo commerciale dell'orchestra non fu pari alla sua popolarità e Henderson, che si era fatto un nome come compositore e arrangiatore, iniziò a lavorare con Benny Goodman.

Molti dei grandi successi di Goodman erano in effetti stati scritti da Henderson negli anni 20 e 30.

Nel 1939 scioglie l'orchestra e si unsce a Goodman prima come pianista (la prima volta che un afroamericano suonava con una'orchestra bianca, fatto raro e clamoroso per le orchestre non integrate dell'epoca) e arrangiatore, poi solo come arrangiatore.

Nel 1950, quando le grandi orchestre erano ormai in crisi, era divenuto leader di un sestetto, ma colpito da un ictus, rimane parzialmente paralizzato.

Muore due anni dopo a New York.

Il ruolo di Henderson come pioniere è stato per molto tempo sottovalutato a causa della maggior visibilità che ebbero in quel periodo le orchestre bianche.
Solo negli ultimi decenni gli è stata riconosciuta la funzione di iniziatore e protagonista dell' era dello swing.

04 - Benny Goodman
(1909-1986) clarinettista, compositore e direttore d'orchestra

Goodman entrò in una delle band principali di Chicago, l'orchestra di Ben Pollack con cui fece le sue prime registrazioni nel 1932.
Due anni dopo cominciò a pubblicare dischi sotto il proprio nome.

Nel 34 Goodman fondò la sua propria Big Band che unì per la prima volta musicisti bianchi e di colore e con la sua perfezione raggiunse in pochi anni il riconoscimento di tutto il mondo musicale.

Nel 1938 Goodman diede il suo famoso concerto Jazz nella Carniegie Hall di New York City che era riservata fino allora soltanto alla musica classica.
Fra gli anni '30 e '40 fu lui il più importante esponente della musica jazz fra i bianchi, la musica da ballo dell'epoca, legando il suo nome non solo a composizioni rimaste nella storia Stompin' at the Savoy o Air Mail Special ma anche a personaggi musicali che in seguito divennero di vero spicco come Ella Fitzgerald e Peggy Lee.

Veniva criticato dai musicisti neri come esecutore, anche a ragione: non era lui infatti il migliore dei clarinettisti dell'epoca, ma aveva il vantaggio di essere bianco e veniva ritenuto tale.

Oltre alla sua Big Band, in cui suonavano tra l'altro i trombettisti Harry James e Ziggy Elman, fondò anche il Benny Goodman Quartett con Gene Krupa e Lionel Hampton, ed in seguito un sestetto e altre formazioni di rilievo.

Benny Goodman riuscì a far avvicinare il giovane pubblico bianco alla musica nera collaborando a superare la discriminazione razziale,nei primi anni '30 i musicisti bianchi e di colore non potevano suonare insieme nella stessa band.

Continuò a suonare,anche musica classica, fino alla morte avvenuta nel 1986 per un infarto.

05 - Glenn Miller

Alton Glenn Miller (1904-1944) musicista, compositore e direttore d'orchestra.

Negli anni trenta Glenn lavorò in diverse orchestre suonando il trombone.
Nel 37 formò la sua prima band, senza però riuscire ad emergere.

L'anno dopo apporta dei cambiamenti: enfatizza il suono formato dal clarinetto e dal sax tenore,che suonavano la linea melodica armonizzandola con gli altri sax, e ottiene subito un grande successo di pubblico.
A cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta fu l'orchestra più popolare negli Stati Uniti.

Tra i pezzi più celebri del suo repertorio, si ricordano In the Mood, Chattanooga Choo Choo, Pennsylvania 6-5000, String of Pearls e Moonlight Serenade.

Nel 1942 ricevette il primo disco d'oro della storia per la sua incisione di Chattanooga Choo Choo, che aveva venduto oltre un milione di copie in appena 3 mesi.

Lo stesso anno si arruola volontario nell'aviazione e con il grado di capitano diventa direttore dell'orchestra militare.

Nel 1944 l'aereo dove viaggiava con la sua orchestra precipita in mare nel Canale della Manica, avrebbe dovuto raggiungere Parigi per suonare in una città appena liberata.
Nonostante le ricerche non furono più ritrovati.

Come disperso in guerra, nel 1992 gli è stata dedicata una lapide nel Cimitero Nazionale di Arlington.

La sua composizione si identifica per l'uso di big band molto numerose, con sezioni fiati corpose e melodie estremamente orecchiabili.
A differenza di altri grandi autori del periodo che componevano per le loro big band, come Count Basie e Duke Ellington, è molto minore l'influenza del blues e diviene marginale se non quasi del tutto assente l'improvvisazione libera, tipica del jazz.

Ritmicamente la composizione si avvale di uno swing fortemente cadenzato, con pochi cambi di ritmo (anche perché non siamo ancora in epoca be bop), ballad e boogie woogie.
Utilizza lo shuffle, classico giro armonico del blues e del jazz,come nel famoso brano Chattanooga Choo Choo.
La sua musica, estremamente moderna per l'epoca, è stata anticamera del rock and roll.

domenica 24 gennaio 2010

Il Jazz dal 1930 al 1940

Finiscono la depressione economica e il proibizionismo e la società americana inizia a cambiare, anche con la spinta delle nuove tecnologie.

La radio assume quel ruolo di diffusione, che era stato fino a poco prima esclusiva dei dischi e delle grandi orchestre.
Le emittenti trasmettevano dal vivo programmi come Let's Dance, famoso per aver fatto conoscere l'orchestra di Goodman, e davano la possibilità di arrivare, senza tourneè estenuanti, ai primi posti delle classifiche musicali.
Questo rese popolari i nomi di Benny Goodman, Artie Shaw, Duke Ellington,Count Basie, Ella Fitzgerald e Glenn Miller.

Il successo di questi programmi e delle orchestre che vi suonavano fu accompagnato dal diffondersi di nuovi balli, come lo swing che finì per dare al periodo il nome di "età dello swing".

Goodman, che assunse Fletcher Henderson come arrangiatore, fu il dominatore di gran parte del periodo, con un successo che culminò nel 1938 con un concerto nel tempio newyorkese della musica colta, la Carnegie Hall, concerto al quale Goodman fece partecipare come ospiti solisti provenienti da tutte le maggiori orchestre del momento.

Musicalmente, la maggior parte delle orchestre jazz fondeva lo stile di Chicago con l'organico delle orchestre da ballo, anche se le formazioni più innovative, come quelle di Ellington e di Basie, contribuirono in modo sostanziale alla definizione di uno stile e di un repertorio originale.

New York diviene il centro nevralgico della nuovo musica.

L'ambiente era favorevole,la città aveva una attivissima vita notturna (spesso dominata dalla malavita), una fiorente industria discografica e dello spettacolo, un grande bacino potenziale, la comunità nera di Harlem.

Tutto questo l'aveva trasformata in un vero e proprio laboratorio dove mentre imperava lo swing, il jazz continuava a crescere e ad evolversi.

Nel 1935 i primi disordini razziali, come la rivolta di Harlem,avevano fatto chiudere i locali per bianchi nei quartieri neri,tra cui il famoso Cotton Club.

La zona di Broadway diventa il centro artistico che è ancora oggi,nascono decine di locali che hanno piccole formazioni jazz come attrazione principale: le stelle diventano Billie Holiday, Art Tatum, Fats Waller, Coleman Hawkins, Lester Young.

E' in questi ambienti che i neri andranno a riprendersi con il be bop la loro musica, è qui che il jazz perderà dopo la guerra il suo aspetto più commerciale, diventando quella musica colta ed impegnata, che siamo abituati ad ascoltare.

Lo stile che nasce in questi locali è rilassato e notturno, famoso il brano Body and Soul Data di Coleman Hawkins, uno dei primi artisti a rendere il sax tenore la voce dominante del jazz.

Anche Hollywood si accorge della nuova musica,inizia a produrre film che la vedono protagonista, la fa vedere ed ascoltare, chiama alcuni dei musicisti più in vista del momento a prendervi parte, anche se spesso solo come comparse.

Uno stile jazzistico più rivolto al blues e con caratteristiche meno urbane di quello newyorkese veniva in quegli anni praticato dalle orchestre di Kansas City, luogo di fondazione dell'orchestra di Count Basie.

La segregazione razziale, che era stato fino ad allora la regola nelle orchestre di jazz così come nei locali, inizia in quegli anni a perdere parte della sua compattezza.
Le orchestre iniziano ad avere musicisti sia bianchi che neri e direttori bianchi come Benny Goodman e Artie Shaw portano in tourneè artisti afroamericani come Roy Eldridge e Billie Holiday.

Il grande successo dello swing vede come si è visto l'ingresso dei bianchi nel jazz, che ne stravolgono la natura e lo trasformano in musica da ballo.
Le grandi case discografiche investono nei nuovi nomi, lo swing piace ai bianchi che comprano i dischi e vanno nei grandi locali a spendere e a ballare.

I neri da inventori della nuova musica ne diventano i comprimari e anche i grandi nomi come Duke Ellington, uno dei grandi compositori del novecento,devono accettare la discriminazione razziale che li vede esibirsi senza però sostare nel locale.
Il nero doveva attendere nel camerino, uscire solo per lo spettacolo e poi andare subito via.
Il nero doveva essere simpatico ma non impegnativo, grande successo aveva la jungle, i brani tipo africa nera, che piacevano ai bianchi perchè li vedevano giusti per il nero che li suonava.

Tutto questo era la realtà, ma non si può per questo non considerare questa decade come una delle più belle della musica moderna, i brani che venivano suonati dalle grandi orchestre sono oggi dei classici intramontabili della storia della musica.

martedì 26 maggio 2009

2 - I Grandi del Jazz:Benny Goodman-Charles Mingus-Charlie Parker

Benny Goodman

(1909-1986) clarinettista, con la sua big band è ritenuto il più importante protagonista dello swing.
Goodman entrò in una delle band principali di Chicago, l'orchestra di Ben Pollack con cui fece le sue prime registrazioni nel 1932.
Due anni dopo cominciò a pubblicare dischi sotto il proprio nome.
Nel 34 Goodman fondò la sua propria Big Band che unì per la prima volta musicisti bianchi e di colore e con la sua perfezione raggiunse in pochi anni il riconoscimento di tutto il mondo musicale.
Nel 1938 Goodman diede il suo famoso concerto Jazz nella Carniegie Hall di New York City che era riservata fino allora soltanto alla musica classica.
Fra gli anni '30 e '40 fu lui il più importante esponente della musica jazz fra i bianchi, la musica da ballo dell'epoca, legando il suo nome non solo a composizioni rimaste nella storia Stompin' at the Savoy o Air Mail Special ma anche a personaggi musicali che in seguito divennero di vero spicco come Ella Fitzgerald e Peggy Lee.
Veniva criticato dai musicisti neri come esecutore, anche a ragione: non era lui infatti il migliore dei clarinettisti dell'epoca, ma aveva il vantaggio di essere bianco e veniva ritenuto tale.
Oltre alla sua Big Band, in cui suonavano tra l'altro i trombettisti Harry James e Ziggy Elman, fondò anche il Benny Goodman Quartett con Gene Krupa e Lionel Hampton, ed in seguito un sestetto e altre formazioni di rilievo.
Benny Goodman riuscì a far avvicinare il giovane pubblico bianco alla musica nera collaborando a superare la discriminazione razziale negli USA: nei primi anni '30 i musicisti bianchi e di colore non potevano suonare insieme nella stessa band.
Continuò a suonare,anche musica classica, fino alla morte avvenuta nel 1986 per un infarto.

Charles Mingus

(1922-1979) contrabassista, pianista e compositore.
Genio pazzo e "arrabbiato" per sua stessa definizione, studia il trombone e il violoncello prima di passare al contrabbasso.
Carattere difficile e controverso, vive con l’ossessione del razzismo.
Suona il basso con Louis Armstrong e Dinah Washington.
Nel 47 entra nell'Orchestra di Lionel Hampton, ma è già leader di propri gruppi e ha già fatto i primi tentativi di composizione.
Inizia a suonare un cool-bop da camera in trio per poi entrare in contatto con i grandi beboppers neri, Bud Powell, Charlie Parker, Dizzy Gillespie e MIles Davis.
Dal 55 comincia a realizzare incisioni con propri gruppi che incorporano elementi hard-bop e free.
Sulla scia della rivoluzione di Ornette Coleman, nel 60 Mingus licenzia quasi tutti e fonda un quartetto pianoless col vecchio amico Eric Dolphy al sassofono.
Nel 1964 muore Dolphy a soli 36 anni e Mingus si ritira dalle scene.
Muore nel 1979 per abuso di psicofarmaci.

Charlie Parker

Charles "Bird" Parker, Jr (1920-1955) sassofonista uno dei padri fondatori (e secondo alcuni il padre vero e proprio) del bebop.
Virtuoso del proprio strumento, che suonava con una tecnica che pochi sono riusciti ad egualiare, fu anche un personaggio dalla vita tormentata, segnata dalla dipendenza dalla droga e dall'alcool.
Parker ha rappresentato un'epoca, con il meglio e il peggio di uno stile di vita che uscendo dal campo musicale, ha ispirato i poeti della beat generation, dove il jazz e Parker vengono spesso citati.
Parker debutta nel 1937, e con Jay McShann arriva a New York nel 41.
A quell'epoca aveva già incominciato a sviluppare un suo personalissimo stile che influenzerà molti musicisti dell'epoca diventando un vero e proprio linguaggio che verrà in seguito chiamato Be Bop.
A New York inizia a collaborare col suo alter-ego trombettistico Dizzy Gillespie.
La fama di Charlie Parker esplode nel 1945 proprio nei gruppi in cui suona con Gillespie: le incisioni di Billie's Bounce, KoKo, Now's The Time, Ornithology rappresentano una vera e propria rivoluzione segnando per sempre la storia del jazz.
Parker, con il suo sax alto, rimane impareggiabile per tecnica, fantasia, originalità.
È un uomo brillante, colto, dotato di un naturale e mostruoso talento, un solista formidabile, esuberante, capace di improvvisare a velocità fantastica, di inventare splendide melodie, di commuovere con il suo lirismo, rappresenta per la comunità nera del suo tempo il raggiungimento di una pari dignità con i bianchi.
Purtroppo l'eroina, l’alcool e una vita di eccessi lo uccidono giovanissimo.
Il medico legale che esaminò la salma non fu in grado di stabilire le cause della morte e stimò a 53 anni l’età di Charlie Parker.
Ne aveva solo 35, la diagnosi ufficiale alla fine fu polmonite

venerdì 22 maggio 2009

Il Jazz:storia ed evoluzione dal 1930 al 1940


La depressione economica e la fine del proibizionismo posero fine all'età del jazz come era stata fino a allora conosciuta. La radio assunse il ruolo di diffusione, che era stato fino a poco prima giocato dai dischi e le orchestre jazz, le emittenti trasmettevano dal vivo programmi come Let's Dance (il programma che rese celebre l'orchestra di Goodman nella parte occidentale degli Stati Uniti), arrivando ai primi posti delle classifiche musicali dell'epoca.
Questo rese popolari i nomi di Benny Goodman, Artie Shaw, Duke Ellington,Count Basie, Ella Fitzgerald,Glenn Miller.
Il successo di questi programmi e delle orchestre che vi suonavano fu accompagnato dal diffondersi di nuovi balli, come lo swing che finì per dare alla decade il nome di "età dello swing".
Goodman, che assunse Fletcher Henderson come arrangiatore, fu il dominatore di gran parte della decade, con un successo che culminò nel 1938 con un concerto nel tempio newyorkese della musica colta, la Carnegie Hall, concerto al quale Goodman fece partecipare come ospiti solisti provenienti da tutte le maggiori orchestre del momento.
Musicalmente, la maggior parte delle orchestre jazz fondeva lo stile di Chicago con l'organico delle orchestre da ballo, anche se le formazioni più innovative (Ellington, Basie) contribuirono in modo sostanziale alla definizione di uno stile e di un repertorio originale.
A New York l'ambiente favorevole con una attivissima vita notturna (spesso dominata dalla malavita), una fiorente industria discografica e dello spettacolo, e la grande comunità nera di Harlem creò moltissime opportunità per i musicisti jazz.
Mentre, anche a seguito dei primi disordini razziali, come la rivolta ad Harlem nel 1935,i locali per bianchi dei quartieri neri (tra cui il famoso Cotton Club) andavano decadendo,la zona attorno a Broadway si popolò di locali che avevano piccole formazioni jazz come attrazione principale: le stelle di questi locali erano Billie Holiday, Art Tatum, Fats Waller, Coleman Hawkins, Lester Young.
Lo stile che nacque in questi locali era rilassato e notturno, famoso il brano Body and soul data di Hawkins, che fu anche uno degli strumentisti che resero il sax tenore la voce dominante del jazz.
Anche Hollywood si era accorta del jazz e iniziò a produrre film in cui la musica jazz compariva direttamente come protagonista, o indirettamente come commento all'azione, chiamando alcuni dei musicisti più in vista del momento a prendervi parte (spesso solo come comparse).
Uno stile jazzistico più rivolto al blues e con caratteristiche meno urbane di quello newyorkese veniva in quegli anni praticato dalle orchestre di Kansas City, luogo di fondazione dell'orchestra di Count Basie.
La segregazione razziale, che era stato fino ad allora la regola nelle orchestre di jazz così come nei locali, iniziò in quegli anni a perdere un po' della sua compattezza, grazie anche al coraggioso esempio di direttori d'orchestra come Goodman e Shaw che portarono in tourneè artisti afroamericani come Roy Eldridge e Billie Holiday.

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